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Architettura (Caterina Gattuso)
È una dissertazione, molto discussa, sui ruderi della Certosa. L'autore nel suo testo traccia una descrizione dettagliata della strutture architettoniche della Chiesa e in particolare delle condizioni in cui si trovava in seguito al terremoto del 1783 e al momento dell'avvio dei lavori di ricostruzione del complesso certosino; la descrizione si amplia successivamente rivolgendosi anche dell'attiguo chiostro. Le indicazioni riguardano soprattutto l'aspetto linguistico ma non mancano notizie relative ai materiali costitutivi. L'articolo si conclude con una sintesi storica relativa alle vicissitudini occorse alla Certosa e con un breve commento critico riguardo l'abbandono dei ruderi a favore dell'edificazione dei nuovi edifici. Da segnalare l’importanza del testo per la diffusione della questione “palladiana”. Infatti, Giuseppe Abatino riferisce un colloquio avuto con Giuseppe Foderaro, in merito all’attribuzione della facciata e del chiostro della certosa, contribuendo ad alimentare la confusione negli storici venuti dopo di lui. Don Bruno Maria Tedeschi nel 1853 e Domenico Taccone Gallucci nel 1885 avevano affermato che solo il grande chiostro non più esistente era da attribuirsi al Palladio. L’ingegner Giuseppe Foderaro, invece, assegnò all’architetto vicentino il chiostro barocco, e la facciata della chiesa: l’Abatino ne convenne solo per quanto attiene l’attribuzione della facciata (c. g.-d. p.).
Nell’articolo sono riportate le vicende di Brunone, consigliere di Papa Urbano II, quelle che portarono alla fondazione della Certosa e quelle della costituzione della Comunità di S. Stefano del Bosco. La Certosa fondata, con molta probabilità, nel 1091 è collocata in una posizione geografica strategica, poiché dista circa 18 miglia dalla costa Jonica e da quella Tirrenica. Essa è destinata a raccogliere all’inizio Brunone e i suoi 6 compagni che si dedicano a vita ritirata nel silenzio dei boschi della Calabria ulteriore.
In questo breve articolo vi sono delle considerazioni sull’arte decorativa della Certosa e di S. Maria. In particolare l’autore fa riferimento a ritrovamenti di mattonelle oblunghe, nella Certosa, la cui combinazione determina effetti di buon gusto pur essendo molto modesto. L’articolo è completato con delle rappresentazioni grafiche e metriche delle mattonelle e con una combinazione geometrica risultante dalla loro aggregazione.
L'autore cerca di ripercorrere le tappe che condussero allo sviluppo architettonico della Certosa. Esegue quindi un censimento della documentazione prodotta dai studiosi della Certosa e su tale base traccia nuovamente una breve cronistoria della Certosa. Si sofferma in particolare sugli aspetti più architettonici e a proposito dello stile della Chiesa individua forse l'ipotesi più attendibile che esclude sia lo stile palladiano che l'attribuzione al Del Duca considerando la possibilità dell'esistenza di un architetto lombardo. Infine viene fatta una descrizione sullo stile della Certosa nel suo stato attuale.
Il libro contiene vari capitoli inerenti le Chiese calabresi; all’interno di uno di questi l’autore si sofferma a raccontare la storia di San Brunone all’epoca del suo arrivo in Calabria. S. Brunone, rifiutato l’arcivescovado di Reggio Calabria si ritira presso una zona boscosa e silenziosa posta a metà strada tra il versante ionico e quello tirreno della Calabria e qui fondò l’eremo appartenente alla Diocesi di Squillace. L’estesa pianura situata in una località detta Torre era stata donata al Santo dal Conte Ruggiero. Nel saggio sono riportate inoltre molte citazioni integrali in lingua originale, spesso latina, a prova del privilegio assegnato alla Certosa.
L’autore narra le disavventure subite dalla certosa che non solo fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1783 ma fu anche ampiamente saccheggiata nel 1820-21. Si sofferma poi a descrivere, ricostruendo idealmente e dettagliatamente, sulla base dei resti ancora leggibili, la Chiesa cinquecentesca e l’elegante chiostro secentesco. Per quanto riguarda la Chiesa, poi vi è una estesa argomentazione rivolta a dimostrare come può essere forzato vedere nelle forme sia pur monumentali e classiche della facciata l’espressione dello stile di Palladio. Nell’articolo si avanza l’ipotesi che l’autore della chiesa possa essere stato Jacopo del Duca. Le motivazioni, sebbene non documentate, trovano giustificazioni storico-temporali e sono avvalorate da confronti stilistici eseguiti con la facciata della Tribuna di S. Giovanni dei Cavalieri di Malta a Messina realizzata dallo stesso autore.
L’articolo è dedicato soprattutto sulla descrizione delle opere d’arte che erano furono trasferiti dalla Certosa alla Chiesa Matrice per motivi di protezione. Tra queste la statua di San Brunone, di S. Maria, di Santo Stefano e di San Giovanni Battista. L’autore si sofferma molto sui motivi che lo inducono a sottolineare l’attribuzione delle statue di San Brunone e di S. Maria al Müller mentre per le altre due si pensa che siano state realizzate da artisti provenienti dalla scuola siciliana. Appena un cenno viene dedicato invece alla Chiesa della Certosa cui fa riferimento per lodare le maestranze locali che ne hanno realizzato le pregevoli decorazioni.
Il libro contiene una descrizione di tutte le certose esistenti in Europa e fa dei confronti con quella calabrese di Serra San Bruno. In particolare l’autore si sofferma a descrivere la Chiesa di S. Maria della Torre: la storia, le vicende e le tecniche costruttive. La descrizione si spinge fino ad interessare le celle e i loro arredi. Il saggio è arricchito dalla presenza di molte illustrazioni riguardanti le Certose in generale e poi, nello specifico, quella di Serra San Bruno.
Nel quadro delle vicende storiche e architettoniche degli insediamenti cistercensi in Calabria, viene dedicata un’accurata analisi alla grangia di Sant’Anna a Montauro, appartenuta ai certosini e ricadente nella “giurisdizione” cistercense nel periodo in cui tale ordine (tra XII e inizi del XVI secolo) prese possesso del monastero di S. Stefano del Bosco.
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