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Il canto gregoriano e certosino (Goffredo Plastino) Bibliografia
Abruzzo prende in considerazione gli studi effettuati da Dom Amand Degand e da Dom Benedetto Lambres, che sono stati all’origine di una revisione del canto certosino. In particolare, egli riporta le affermazioni di Degand secondo cui ai suoi tempi (primi anni del Novecento) il canto certosino versava in uno stato di degrado, e inoltre espone le sue analisi dei segni di barretta in manoscritti di epoche diverse. Abruzzo riporta poi i risultati dell’analisi di Dom Lambres sullo stesso argomento, e le sue affermazioni sul «carattere pesante» del canto certosino come conseguenza proprio dell’inesatta interpretazione delle barrette verticali. Abruzzo ricorda, infine, come i risultati degli studi di Degand e Lambres siano stati sostanzialmente accolti dal Capitolo Generale del 1961 ai fini di una revisione del vecchio manuale di canto piano del 1868.
Analisi di due pergamene musicali tratte da un Antifonario certosino del XII secolo e conservate nella Certosa di Serra San Bruno.
In questo contributo fondamentale, lo studioso delinea i principi del responsoriale certosino. A suo parere, essi sono: 1. il principio scritturale (impiego esclusivo di testi tratti dalle Sacre Scritture); 2. il principio di semplicità (notevole riduzione del repertorio precedente); 3. il principio di tradizione (divieto di creare brani nuovi e obbligo di rifarsi per la liturgia cantata ai libri precedenti); 4. il principio d’ordine (divieto di giustapporre brani provenienti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento). Il Becker, inoltre, sostiene la tesi di una costituzione canonicale del primitivo responsoriale certosino.
Breve storia del canto certosino dalle origini ai giorni nostri.
Si tratta di una circostanziata e accessibile lettura delle caratteristiche storiche, musicali e contestuali della liturgia cantata cristiana.
L’Autore mette in evidenza le caratteristiche della riforma musicale certosina, sottolineando tra l’altro come originariamente i Certosini non si siano preoccupati di essere assimilati alla tradizione monastica tradizionale, essendo di fatto la loro ufficiatura di struttura completamente canonica.
Brevi annotazioni sul canto certosino: cfr. Discografia, 3.
All’interno di un articolata disamina della liturgia musicale nei monasteri italiani, gli Autori si soffermano brevemente sul canto certosino, sottolineandone tra l’altro tre prospettive prevalenti: «l’eliminazione dei testi non biblici, la semplificazione di testi e musiche, l’assunzione di fonti geograficamente o storicamente vicine al nuovo ordine, ad esempio Lione e l’abbazia de La Chaise-Dieu».
Il volume di Donella è un ampio e documentato compendio sulla liturgia cantata cristiana dalle origini ad oggi. L’Autore prende in considerazione, oltre alle prassi liturgico-musicali nella storia, anche i generi e le forme del canto liturgico; analizza le caratteristiche dei canti della Messa (Proprium Missae e Ordinarium), dei canti dell’Ufficio, dei canti della Settimana Santa, e dei recitativi liturgici; si sofferma, inoltre, su aspetti specifici (ad, esempio, i ruoli degli attori della liturgia cantata).
Jeffery, dopo aver analizzato le teorie sulla trasmissione orale delle melodie gregoriane, anche dopo la loro fissazione attraverso la notazione neumatica, sostiene che la storia del gregoriano (soprattutto per quello che riguarda la prassi esecutiva) potrebbe essere rivista alla luce dei principi dell’etnomusicologia, individuando possibili traiettorie di ricerca: i “residui” di oralità nel canto occidentale, le altre tradizioni cristiane cantate, e il canto delle religioni non cristiane.
In questo studio particolarmente importante perché all’origine di un’importante revisione della prassi del canto certosino, Dom Lambres interpreta le barrette verticali nei libri liturgici certosini come segni indicanti delle pause; analizza inoltre le melodie, verificandone l’autenticità, e soffermandosi in particolare sull’uso del Bemolle. Dom Lambres sottolinea anche la rigorosa fedeltà dei certosini alle melodie gregoriane, conservate inalterate anche negli abbellimenti.
Questo contributo costituisce uno studio sistematico di un Graduale manoscritto appartenente al rito certosino (Certosa di Serra S. Bruno, Archivio n. 44-p.). Pollice prende in considerazione aspetti diversi, come la datazione (XIII secolo), la localizzazione, la scrittura neumatica e la bemollizzazione. Nelle appendici riporta un indice generale del graduale e ne descrive accuratamente il contenuto.
Saggio rigoroso nell’impostazione e nella documentazione. Pollice, dopo aver delineato le caratteristiche essenziali del canto certosino, delinea la storia degli studi che hanno portato all’accertamento della struttura canonicale dell’antico antifonario, che trova in San Bruno il suo probabile ispiratore. Pollice analizza poi le conseguenze della revisione dell’antifonario dell’Ufficio e della Messa, dovuta al cambiamento introdotto dalla monastizzazione, attribuendola al quarto priore Giovanni di Toscana.
Studio della dimensione ascetica e soprattutto contemplativa del canto liturgico dei certosini.
Discografia
Il compact disc contiene 22 brani registrati nella “Grande Certosa”, in Francia. Il libretto allegato contiene i testi dei canti e poche informazioni sul contesto della registrazione, dalle quali si deduce soltanto che essa è stata realizzata nel corso di un Ufficio e alle due del mattino.
Il compact disc contiene 24 brani cantati dai monaci della Certosa di Serra S. Bruno, dalla Veglia, dalla Messa e dai Vespri di San Bruno. Il libretto allegato a disco contiene i testi dei canti e alcune annotazioni storico-critiche sulla spiritualità di San Bruno e dei Certosini, su alcune caratteristiche dell’Ufficio e della Messa di San Bruno, e sul significato del canto, che “nato dalla preghiera, e al servizio della preghiera, è preghiera”.
Il compact disc contiene l’esecuzione di tre brani – Excita, Domine (responsorio graduale); Misereris omnium (introito); Qui meditabitur (introito) – tratti da un Graduale conservato presso la Certosa di Serra S. Bruno (cfr. Bibliografia, 13). Bonifacio Baroffio sottolinea nella Guida all’ascolto come sia possibile cogliere in questi canti gregoriani “rivisitati e modificati dalla peculiare sensibilità musicale dei musicisti dell’Ordine” l’esito di una “precisa volontà semplificatrice che mira all’essenziale”.
Il compact disc contiene 23 brani cantati dai monaci della Certosa di Serra San Bruno, con l’Ufficio della notte della Palme suddiviso in Ufficio di Mattutino (i primi 12 brani) e Ufficio di Lodi (i brani 13-23). Gli uffici sono composti principalmente da salmi e quello di Mattutino – qui ripreso parzialmente – si caratterizza “per le sue dodici lunghe letture altenate con dei lunghi responsori cantati e si conclude con il Te Deum”. Il libretto allegato (con traduzione dei testi in francese, inglese e tedesco) contiene alcune puntuali annotazioni sul canto certosino, sull’ideale monastico della Certosa e sulla liturgia certosina. |