Il culto di San Bruno in Calabria (Tonino Ceravolo)
Nei pressi di Sorianello si trova l’ “ulivo di San Bruno”, così chiamato perché secondo una leggenda locale il santo si sarebbe fermato alla sua ombra per riposarsi durante il tragitto da Serra a Mileto, sede della corte normanna. Per interessamento della Certosa il terreno venne comprato nel 1884 e lì - grazie all’opera del sacerdote Domenico Cannatelli - sorse una chiesetta dedicata a San Bruno.
Il culto calabrese di San Bruno guaritore degli ossessi viene proposto come esempio della perseveranza del santo nella virtù e negli esercizi ascetici. Questa novena è stata successivamente ristampata con il titolo Novena del patriarca S. Brunone fondatore del sacro ordine certosino, con un ristretto della sua vita a Napoli nel 1792 e a Montreuil-sur Mer, presso la tipografia certosina della Madonna dei Prati, nel 1890.
Importanti fonti che consentono di ricostruire con precisione il calendario liturgico della Certosa calabrese e dei paesi ricadenti nella sua giurisdizione spirituale. I testi permettono, tra l’altro, di tracciare anche un’attendibile mappa del culto delle reliquie e delle devozioni locali.
Opuscolo pubblicato in occasione dell’ostensione delle reliquie della Certosa (4 ottobre – 1 novembre 2000). Vi sono riportati brevi profili dei santi certosini le cui reliquie sono conservate nel monastero calabrese. Un breve testo illustra i rapporti tra Santa Caterina da Siena e l’Ordine certosino.
Accurata descrizione del rito di guarigione degli ossessi associato al culto di San Bruno in Calabria. Oltre al meticoloso racconto delle varie fasi del rito, il testo contiene alcune interessanti osservazioni sulla credenza folklorica calabrese della sopravvivenza degli “spiriti” dei morti di morte violenta.
Testo apparso originariamente in “Folklore della Calabria”, anno VIII, nn. 3-4, luglio-dicembre 1963. L’autore riprende sia lo scritto di V. Agostino del 1891, che il breve saggio di De Martino del 1960. Nel topos agiografico di San Bruno guaritore degli ossessi individua “un elemento antichissimo legato al culto delle acque guaritrici” e “un elemento cristianizzato legato al culto locale del santo che cade il lunedì di Pentecoste”.
Cenno sulla “grotta” e sul laghetto legati al culto del santo in Calabria. Si ricorda la processione di Pentecoste e il potere taumaturgico di San Bruno nei riguardi della possessione diabolica.
Da segnalare soprattutto la ricostruzione delle fasi del riconoscimento ufficiale, tra XVI e XVII secolo, del culto tributato a San Bruno e la narrazione di alcuni miracoli attribuiti al santo (p. 340 sgg.).
Compilazione agiografica che si segnala soprattutto per il capitolo sui miracoli compiuti da San Bruno post-mortem (p. 197 sgg.), che offre uno ”spaccato” sulla società calabrese del tempo. Dalla p. 216 in avanti è possibile leggere, nell’originale latino, i Titoli funebri raccolti in varie contrade d’Europa subito dopo la morte del santo da un “rollifero” partito da Santa Maria della Torre. Nella ristampa ottocentesca si riscontra un aggiornamento delle notizie sul culto di San Bruno, con l’aggiunta di nuovi elementi scaturiti successivamente all’edizione del XVII secolo.
Breve, ma importante, studio sul fondamentale carattere agiografico che pone San Bruno come taumaturgo della possessione diabolica in occasione della festa di Pentecoste. L’autore descrive la scena del rito rintracciando in essa dei “precedenti pagani” e ravvisa un declino dei fenomeni di possessione collegati al culto di San Bruno. Il testo è corredato da belle foto di Franco Pinna. L’articolo venne successivamente riprodotto nel volume Furore Simbolo Valore, Milano, Il Saggiatore, 1962, pp. 139-144 (nuova edizione, a cura di Luigi M. Lombardi Satriani, Milano, Feltrinelli, 1980, pp. 203-208).
Le due feste di San Bruno - a Pentecoste e in ottobre - erano occasione per una grande fiera a cui accorrevano molte persone. Alla festa era legata una processione durante la quale - secondo l’autore - la statua del santo sarebbe andata per le vie del paese senza sacerdoti al seguito, in mezzo al suono dei tamburi e facendola ballare. Difficile dire quale festa - e di quale paese - abbia “visto” l’autore dell’articolo.
Dopo un breve excursus sulla storia della Certosa, l’autore si sofferma sul culto di San Bruno in Calabria e, in particolare, sulla ricorrenza di Pentecoste. Notizie sul rito di guarigione degli spirdati, sulla processione, sulla fiera, sulle usanze alimentari e sul culto del santo a Toronto, dove esiste una folta comunità originaria di Serra San Bruno.
Riprende sinteticamente (pp. 152-153) il lavoro di Ernesto De Martino per criticarne l’ottimismo razionalistico, che lo spingeva a individuare il declino dei fenomeni di possessione legati al culto bruniano in Calabria in virtù dell’avvento della moderna psichiatria.
Ricorda il potere taumaturgico attribuito all’acqua di Santa Maria del Bosco e la devozione dei calabresi alla “grotta” del santo.
Serra San Bruno è uno dei luoghi dell’Italia meridionale in cui viene rintracciata la presenza di fenomeni di possessione (in questo caso legati al culto taumaturgico di San Bruno di Colonia). L’analisi antropologica qui condotta ha anche lo scopo di chiarire la fondamentale differenza tra la possessione dovuta a “spiriti” e quella dovuta a demoni.
Delle varie leggende agiografiche che trattano del rapporto tra San Bruno e Ruggero il Gran Conte una riporta la scoperta, fatta dai cani di Ruggero, di San Bruno in preghiera tra i boschi delle Serre. Di essa è rimasta pure una precisa traccia in un canto popolare calabrese integralmente trascritto dal Lumini.
Brevissima descrizione della festa di Pentecoste nel quadro dei riti folklorici dell’intera zona delle Serre.
Ristampa con aggiunte della Novena del serafino delle solitudini il glorioso S. Brunone insigne patriarca del sacro ordine certosino pubblicata a Napoli nel 1838. Oltre alla novena il testo contiene un breve profilo introduttivo su San Bruno, le “invocazioni a San Bruno in forma di litanie” dello stesso Dom Nabantino, le “laudi a San Bruno” di Don Gianni Oliva, dei “brevi cenni storici” sulla Certosa serrese.
Contiene un’esile noterella che riprende, in buona parte, il testo di De Martino.
La vita di San Bruno ripresa da altri “autori latini” (Dorlando, Surio, Sutor), con un capitolo sui “miracoli successi dopo la morte di San Bruno” (p. 113 sgg.) in cui si riporta la leggenda della fonte “[...] d’acqua viva” scaturita dal “pretioso Corpo sepolto” del santo.
Scarna sintesi - con alcuni errori - sulla presenza, storica e nel culto, di San Bruno in Calabria (vedi le pp. 262-263).
Resoconto giornalistico sui poteri taumaturgici di San Bruno riguardo alla possessione diabolica.
Il testo contiene diverse importanti notizie riguardanti il culto di San Bruno in Calabria, tra le quali si segnala l’accurata descrizione (pp. 596-600) della festa di Pentecoste, con la registrazione accurata dei fenomeni devozionali in essa presenti. Vengono pure riportati aspetti cultuali relativi alla diffusione del culto di San Bruno al di fuori dell’area delle Serre, come nel caso dell’ulivo di Sorianello e della cappella S. Brunello, con il suo lago artificiale, in Aspromonte.
Polemica risposta “ad un irriverente articolo di Ernesto De Martino” (vedi sopra), accusato di scarse conoscenze in materia religiosa per la sua analisi del culto di San Bruno guaritore degli ossessi.
Ristampa e traduzione in francese della cinquecentesca Vita di Lorenzo Surio. Il capitolo finale si sofferma sui fenomeni del culto tributato a San Bruno in Calabria post-mortem, ricordando i miracoli scaturiti nei pressi del luogo della sua sepoltura e i pellegrinaggi dei fedeli, compiuti anche a piedi scalzi o sulle ginocchia e caratterizzati spesso dall’usanza di prendere qualche frammento dalla grotta del santo per tenerlo con sé come reliquia. Molto interessanti, per la storia dell’iconografia bruniana, le parti finali del volume, compilate da M. Zénon Fière, con l’analisi dell’attività di Le Sueur e la comparazione tra il suo ciclo della Vie de Saint Bruno della collezione del Louvre e quello, di altra mano, conservato alla Grande Chartreuse.
L’articolo riporta una leggenda presente nel territorio di Soriano Calabro, secondo la quale San Bruno e San Domenico di Guzman – fondatore dell’Ordine dei Predicatori – sarebbero venuti insieme in Calabria. Questa leggenda, secondo l’autore dell’articolo, trova origine nell’ambiente sorianese successivamente alla fondazione del locale convento di San Domenico (inizi del XVI secolo).
Oltre che per la rielaborazione di alcuni topoi agiografici collegati al periodo calabrese di San Bruno - ne è un esempio importante quello relativo all’acqua risanatrice sgorgata dal sepolcro del santo (p. 149 sgg.) - il testo si segnala per la narrazione dei miracoli post-mortem, per le notizie che riporta riguardo a Lanuino e per un “ragionamento” in cui l’autore discute la questione dell’inizio della fondazione calabrese. |