Scrittori e viaggiatori (Tonino Ceravolo)
Resoconto della visita di Alvaro a Serra e nella Certosa. Lo scrittore si sofferma più sul paese che sul monastero, del quale coglie quasi liricamente alcuni aspetti dei giardini e delle celle claustrali.
Brevi annotazioni sulla Certosa, visitata “in compagnia di due monaci francesi in tonaca bianca” (p. 442). L’autore dimostra una certa conoscenza delle opere sulla Certosa (cita Tromby, Tutini, Perrey) e si sofferma, soprattutto, sulla dieta monastica e sull’ambiente naturale.
Osservazioni sulla Certosa dopo il terremoto del 1783, con interessanti notizie sulla comunità monastica negli anni che precedettero il sisma. Secondo Richard Keppel Craven i dipendenti del monastero ammontavano a trecento persone, ottanta erano i monaci, a “poco meno di centomila ducati” ammontavano le entrate del monastero. Da segnalare la notizia – che smentisce il luogo comune che vorrebbe la Certosa interamente distrutta dal terremoto – secondo la quale “l’appartamento del priore, la cucina, parte dei cunicoli e il corpo della chiesa sono ancora esistenti” (p. 163).
Nelle note di viaggio di Galanti interessanti osservazioni sullo stato delle fabbriche certosine dopo il terremoto del 1783: “Guasti meno del terremoto che degli uomini […] I cadetti tolsero le catene che tenevano legate le fabbriche per venderle […] ed in seguito i Serresi per un poco di ferro rovinarono mura intiere. Senza l’indegnità di costoro l’edifizio sarebbe stato facile a riparare […] L’ampiezza totale dell’edificio ed i comodi che racchiudeva lo rendevano simile più ad una città che ad un convento” (p. 175).
Al di là dell’intreccio romanzesco, che si segnala per la sostanziale inverosimiglianza dei particolari storici, sono da notare le pagine iniziali del racconto nelle quali si descrive l’ambiente della Certosa secondo un gusto romantico che risente di taluni moduli della narrativa ottocentesca europea.
L’autore si interroga sulle motivazioni della scelta della fuga mundi, inserendo le sue riflessioni sullo sfondo del paesaggio delle Serre calabresi.
Impressioni, dalla forte intonazione lirica, di una visita in Certosa dell’autore. Ritorna più volte il tema della Bonitas, individuato come motivo fondamentale della spiritualità di San Bruno.
Le 174 pagine dell’opera del chirurgo ginevrino Horace de Rilliet (Unterseen, 1824 - Napoli, 1854) sono in scrittura facsimile dell’autore e sono riprodotte con procedimento litografico. I 203 disegni, di varie dimensioni, contenuti nel testo, si richiamano nello stile dell’esecuzione a quelli del connazionale di Rilliet Rodolfo Töpffer che tra il 1830 e il 1842 pubblicò alcuni album, realizzati con il medesimo procedimento, presso vari editori ginevrini. Rilliet venne in Calabria nel 1852 al seguito del re Ferdinando II e fece parte della colonna mobile che accompagnò il sovrano. Come altri viaggiatori stranieri, che nella stessa epoca si recarono nelle estreme propaggini dell’Italia meridionale, anche Rilliet ha modo di ripercorrere le vicende storiche, politiche e culturali della Calabria, facendo uso - secondo le parole di Benedetto Croce - di una vivezza e di un garbo che rendono molto piacevole la lettura del suo “diario”. A Serra San Bruno e alla Certosa Rilliet dedica diverse pagine, tratteggiando in alcuni disegni, con qualche inesattezza, anche i luoghi certosini e documentando lo stato dei ruderi della fabbriche settant’anni dopo il grande sisma del 1783. Si segnalano, in particolare, le seguenti vedute di interesse certosino: una veduta del monastero dall’esterno del muro perimetrale (p. 129), il laghetto di penitenza di San Bruno a S. Maria del Bosco (p. 131), i ruderi della Chiesa cinquecentesca con il chiostro dei procuratori (p. 132), le rovine del grande chiostro con in primo piano le balaustre di recinzione del cimitero conventuale (p. 133). La doppia datazione del volume si giustifica con la circostanza che il testo reca sul frontespizio la data 1852 (epoca del viaggio di Rilliet), laddove sembra più probabile che il libro abbia effettivamente visto la luce nell’anno successivo. Di questo volume esiste una ristampa anastatica edita da Brenner a Cosenza nel 1960 e una traduzione italiana, curata da Agostino Formica, pubblicata dall’editore Jason nel 1991.
Pubblicazione in volume di una sorta di “giallo filosofico” apparso originariamente sulle pagine del quotidiano “La Stampa”. Nell’ultimo capitolo l’autore giunge, sulle tracce dello scienziato scomparso, nella Certosa di Serra San Bruno, ipotizzando, senza alcuna testimonianza documentale e senza riscontri nella verità storica, che Majorana possa avervi trovato ospitalità.
Brevi impressioni di viaggio.
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