|
Tonino Ceravolo
I “pignora sanctorum” della Certosa calabrese. Devozioni monastiche e pietà popolare
Una preziosa “macchinetta” tra medioevo ed età moderna
Secondo una tradizione storica locale, riportata da Dom Benedetto Tromby nella sua Storia critico-cronologica, sarebbe stata una delle figlie del conte Ruggero d'Altavilla a donare al monastero certosino calabrese un antico e prezioso reliquiario contenente molti insigni reperti sia corporali che materiali (Tromby 1773 - 1779, IX: 345). Le modalità esatte della donazione e l'identità del donatore - non riscontrabili, a quel che risulta, nei documenti coevi - non sono, tuttavia, da accogliere in maniera univoca, se è vero che Mons. Andrea Perbenedetti, nella sua Visita Apostolica compiuta nella giurisdizione certosina nel 1629, riferì che le reliquie erano state donate da papa Urbano II a Ruggero il Normanno e da questi lasciate all'eremo calabrese (Perbenedetti 1629: 5r), mentre Don Bruno Tedeschi, autore intorno alla metà del XIX secolo di uno studio non sempre attendibile su Serra e il suo circondario, attribuì la donazione del reliquiario ad Adelasia del Vasto (Tedeschi 1986: 91), terza moglie di Ruggero I. Le reliquie - in base alla precisa descrizione che ne dà la cinquecentesca Platea di S. Stefano del Bosco, stilata negli anni del ripristino dell'osservanza certosina in Calabria - erano collocate in un altare della chiesa conventuale, sistemate dentro un tabernacolo «[...] ligneum a parte posteriori et vitreatum et deornatum ex parte anteriori et cum maxima veneratione retentum» (La Platea di S. Stefano del Bosco 1997- 1998, I: 20). Si trattava di reliquie di numerosi santi, perlopiù riconducibili a modelli di vita ascetica, ma anche di pignora direttamente collegati alla vita e alla passione di Gesù:
«In primis reliquiae ossium Sancti Gregorii papae. Item de ossibus S. Stephani pp. et Martyris. Item de ossibus S. Marcellae Martyris. Item unus dens S. Agatae Martyris. Item unus dens S. Ruberti. Item de ligno Crucis Domini nostri Iesus Christi. Item de sepulchro Domini nostri. Item de columna ubi flagellatus Dominus noster Iesu Christus. Item de loco, ubi fuit baptizatus Dominus noster. Item de Monte Sinai. Item de Monte Calvario. Item de Monte Oliveti. Item de Ascensione Domini. Item de crypta, ubi ieiunavit Dominus noster Iesus Christus. Item de lapide, fuerunt ibi pedes Domini nostri Iesu Christi, quando se transfiguravit. Item de tabula Domini nostri Iesu Christi. Item de sepulchro b. Virginis Mariae. Item de Nativitate b. Virginis Mariae. Item de reliquiis S. Mariae Magdalenae. Item de pulvere S. Joannis Baptistae. Item de spatula S. Andreae Apostoli. Item de S. Zacharia patre S. Joannis Baptistae. Item de Sancto Iacopo Apostolo. Item de Sanctis Philippo et Iacopo Apostolis. Item de S. Matthaeo Apostolo. Item de S. Bartholomeo Apostolo. Item de reliquiis S. Thomae Apostoli. Item de Sancto Simone et Iuda. Item de reliquiis beati Menharii abbatis. Item de Sanctis Ferruti et Ferraoli. Item de S. Vulmare abbate. Item de S. Ioanne Chrisostomo. Item de S. Felice papa et Martyre. Item de S. Calisto pp. et Martyre. Item de S. Simone Iusto. Item de S. Georgio Martyre. Item de loco inventionis S. Crucis. Item de Sanctis Cosmo et Damiano. Item de S. Dyionisio Ariopagita. Item de sanguine S. Thomae episcopi et Martyris. Item de sanguine S. Teclae Virginis. Item de sanguine Sanctorum Bonifacii et Adriani Martyrum. Item de Sanctis Ioanne et Paulo Martyribus. Item de S. Ciriacho diacono et Martire. Item de lapidibus sepulchri S. Martae. Item de S. Catharina Martyre. Item de S. Ippolito Martyre. Item de vestimentis S. Cesarei. Item de S. Viginerio presbytero et Martyre. Item de S. Ciruffi et Concordiae Virginis. Item de S. Clentia Virgine. Item de de S. Christina Virgine et Martyre. Item de S. Pantaleone Martyre. Item de virga Aaron. Item de capite S. Diomedis Martyris. Item de S. Anisto. Item de S. Quadrato Apostolorum discipulo. Item de S. Quadrato, de quo scribit Augustinus. Item de S. Diometrio. Item de Sanctis Astaniti et Antoniani. Item de S. Theodoro. Item de S. Nicolao. Item de Sanctis Victoriae et Leudocariae. Item de sanguineo S. Laurentii. Item de S. Adventino Martyre. Item de Sancta Prischa Martyre. Item de S. Helia abbate. Item de sepulcro Lazari. Item de S. Pelagia Virgine. Item de capite b. Basilii Magni. Item de Sancto Athanasio. Item unum dens S. Ioannis Zachariae» (Ibidem: 20-21).
Reliquie e reliquiario che le conteneva erano certamente tra i tesori più venerabili custoditi dalla Certosa bruniana e, in quanto tali, furono ricordati da eruditi e viaggiatori che ebbero modo di occuparsi del monastero calabrese (Barrio 1979 [1571]: 239; Pacichelli 1703, II: 105; Valente 1977: XLVII). Il reliquiario - secondo la descrizione del Tromby - «teneva circa palmi 7 d'altezza, e largo a proporzione. Tutto stava congegnato di Ebano con più registri di Nicchie sostenuti da due colonnette, ciascuna colle loro basi, e capitelli; maravigliosamente lavorate della stessa materia. In mezzo ad ogni una di esse s'alzava un picciol vasetto col suo coperchiolo d'avorio. E dentro vi stavano colle loro cartelline i nomi delle suddette SS. Reliquie. Alcune però delle medesime stavan chiuse in Teche d'argento, che interziate con arte da capo a fondo in certi vani tra l'una Nicchietta, e l'altre facevano uno spicco graziosissimo. Ma in mezzo, allogato in forma di Croce, un notabilissimo pezzo alla longhezza d'un dito del legno Santissimo, in dove Gesù Salvator nostro offrissi all'Eterno Padre in redenzione del genere Umano, contribuiva mirabilmente a promover la pietà, e la divozione» (Tromby 1773 - 1779, IX: 345). Questo reliquiario di ebano e avorio, di provenienza romana e acquistato per la cifra di seimila ducati a dire di Mons. Perbenedetti (Perbenedetti 1629: 4r), rimase nella sua forma originaria fino al 1736 quando «vennesi alla risoluzione di riformarlo in meglio» e «[...] fecesi per verità più amplo, e magnifico, tutto di rame dorata, fisso nella Cappella della nuova Sacrestia, co' partimenti per ordine disposti, e coll'aggiunta del Corpo intiero di S. Antioco, e di altre SS. Reliquie», pur se «[...] non fu sano consiglio il disfarne affatto l'antico» (Tromby 1773 - 1779, IX: 345-346). Dopo il terremoto del 1783 anche la preziosa "macchinetta", come altri reperti del patrimonio certosino, fu trasferita dalla Certosa e portata nella Chiesa Matrice di Serra, intitolata a S. Biagio, dove tuttora è visibile (La Platea. Cronistoria di Serra San Bruno 1985: 68). Le reliquie vennero a trovarsi in una condizione di precarietà, «[...] raccolte in una Cassa, che si teneva incolta, e abbandonata sotto l'Organo», per quanto le più preziose fossero conservate in sacrestia (Ibidem). Si rese, perciò, necessaria una loro ricognizione, a cui procedette il 31 maggio 1825, insieme con la ricognizione delle reliquie di San Bruno e Lanuino, il vescovo di Gerace Mons. Giuseppe Pellicano (Pellicano 1825 a; Taccone-Gallucci 1885: 59-64), «dopo essersi servito a suo piacere di quelle che ha voluto...» (La Platea. Cronistoria di Serra San Bruno 1985: 69). A tal proposito, rimane certamente da approfondire il problema della discordanza tra l'elenco delle reliquie contenuto nel decreto ottocentesco di Mons. Pellicano (vedi la trascrizione in Appendice) e la catalogazione effettuata nel XVI secolo alla riapertura della Certosa. Il decreto del 1825, infatti, contiene diversi nomina sanctorum non registrati nell'elenco cinquecentesco e, tra essi, alcuni anche di epoca relativamente recente, ma, al tempo stesso, non fa menzione di diversi sacri reperti custoditi nel reliquiario finché questo rimase collocato nella chiesa della Certosa. Certo è che nel XVIII secolo - come riferito dal Tromby - la raccolta di pignora venne integrata. Non mancò, tuttavia, una certa malizia al sacerdote cronista della Platea della Matrice nel sottolineare come agli interventi di sottrazione di reliquie da parte del vescovo Pellicano fosse da associarsi l'interruzione del prodigio della liquefazione del sangue di S. Tecla, avvenuta dopo che il presule si era "preso porzione" di questo sangue.
Il “compagno visibile”: reliquie di San Bruno e devozione popolare
Collocato in un busto argenteo risalente al 1516 e giudicato dal Lipinsky una mirabile eccezione superstite dell'oreficeria rinascimentale a Napoli (Lipinsky 1965: 50; Pisani D. 1996: passim; Ceravolo et al. 1997: 157-158), il cranio di San Bruno, seppur conservato solo parzialmente, costituisce la reliquia alla quale si rivolge, al tempo stesso, la venerazione quotidiana della comunità certosina calabrese e la devozione dei fedeli, che accorrono alle processioni di Pentecoste e del 6 ottobre, data del dies natalis del santo. Oltre alle parti del cranio sono da ricordare le altre ossa, sistemate dentro una teca di vetro - custodita nella chiesa conventuale della Certosa - insieme con quelle del beato Lanuino, morto tra 1116 e 1120 (Ceravolo 1999 b: 156) e primo successore di San Bruno a magister dell'eremo della Torre. Un cartiglio, con l'iscrizione «in morte quoque non sunt divisi», richiama la sepoltura in una fossa comune dei due patriarchi certosini e ne ricorda la profonda vicinanza spirituale e umana (Ceravolo 1999 b: 115 sgg.). Le reliquie di Bruno e Lanuino erano state ritrovate agli inizi del XVI secolo dentro due cassettine che recavano rispettivamente la scritta «Queste son l'ossa del B.P.N. Maestro Brunone» e «Queste son l'ossa del B.P.N. Maestro Lanuino» (Tromby 1773-1779, IX: 272). Al di là delle circostanze del ritrovamento, sulle quali è ancora aperta la discussione tra gli studiosi (Pisani M.S. 1976: 48-49; De Leo 1993: 134-135; Ceravolo 1999 b: 44-45), quel che importa notare è che proprio la loro inventio, con la successiva translatio da Santa Maria del Bosco alla Certosa avvenuta in occasione della Pentecoste, è all'origine del culto bruniano in Calabria. La comprensione di questo e di altri consimili fenomeni della religiosità richiede, tuttavia, che si pongano "tra parentesi" gli approcci tipici di una storiografia "positivista", preoccupata soprattutto di indagare il problema della veridicità delle circostanze dell'inventio o la questione dell'autenticità dei beatorum corpora. Quel che, comunque, non è possibile revocare in dubbio è la "verità storica" di un culto che, anche in virtù di quelle reliquie, ha trovato momenti di contatto spirituale col santo. L'identità religiosa dei fedeli si è costruita storicamente innanzitutto attraverso rapporti fisicizzati con quei luoghi e con quelle cose considerati in rapporto con la persona del santo; a quei luoghi e a quelle cose si è rivolta la pietà popolare per chiederne la protezione e l'intercessione. Le reliquie vengono, così, a costituire la presenza corporea dell'incorporeo, l'immagine visibile e tangibile dell'invisibile (Ceravolo 1999 b: 45) e il potere dei "resti" dei santi intercessori si pone come «[...] garanzia di possibilità di guarigione e di resurrezione dei corpi, e soprattutto di quella resurrezione finale riservata a tutti i cristiani in analogia con la resurrezione di Cristo» (Boesch Gajano 1999: 21). La perdita delle reliquie può diventare, di conseguenza, elemento di crisi della presenza, un duplice venir meno di questa. Innanzitutto, porta con sé la possibilità che il santo non più presente concretamente si dissolva anche come presenza spirituale, protettore benefico, taumaturgo, intercessore. Ma porta, al contempo, la crisi della propria presenza, della coscienza religiosa che smarrisce il proprio punto di riferimento, perde quel relativo che acquista il suo essenziale valore appunto per la relazione avuta con la persona fisica del santo (Palazzini 1953: 758), fosse anche una relazione da semplice contatto mediante dei frammenti di tessuto, dei brandea (Grégoire 1987: 326-327). Nel caso delle reliquie di San Bruno è possibile esemplificare questo aspetto per il tramite di alcuni episodi che le hanno viste coinvolte. Molto noto è, in particolare, quanto avvenne nel 1515 quando il priore del monastero calabrese Pietro De Riccardis, per «[...] affetto verso della propria Casa professa» come ricorda il Tromby, mandò il cranio del santo alla Certosa di S. Martino a Napoli (Tromby 1773-1779, X: 37). Nell'Authentica Attestatio Conventualium Domus S. Martini supra Neapolim - redatta il 30 novembre 1516 in occasione della restituzione alla Certosa calabrese della preziosa reliquia, per quanto smembrata e ridotta alla sola calotta cranica fino alla arcate orbitali (Pisani D. 1996: 14) - si richiama esplicitamente lo strettissimo legame dei fedeli calabresi con l'oggetto della loro venerazione quando si ricorda come «quod factum [cioè trasferita la reliquia a Napoli] quia Excellentes nonnulli Domini convicini Monasterio dicti S. Stephani, benefactores, et fautores ejusdem aegerrime tulerunt, non sine rerum, et personarum ibidem existentium manifesto periculo, si ad populorum notitiam hoc pervenisset, velut etiam litterae lamentabiles totius Conventus S. Stephani ad V. P. Visitatorem hujus Provinciae Lombardiae Remotioris testantur» (Tromby 1773-1779, IX, App. II: CCXX). Quasi tre secoli dopo, durante il decennio francese, l'episodio ebbe una sorta di ripetizione con protagonisti e scioglimento diversi: «Ricordano gli anziani di Serra - scrive il cronista certosino Dom Elie M. Poinsotte - che durante l'occupazione francese, verso l'anno 1808, un certo Pignatelli Francesco (1732-1812), essendo venuto da Monteleone per portarsi la veneratissima Statua d'argento di San Brunone colla bara, i delegati non poterono impadronirsene, perché i Serresi, subito si alzarono intrepidi sdegnati, e tutti, mossi da sentimenti di fede e di amore verso San Brunone, tutti, di comun accordo, preferirono comprare a prezzo d'oro quei Sacri depositi, anziché lasciarseli rapire da mano straniera» (Poinsotte: 6). La storia delle reliquie, come si vede anche da questi episodi locali, sembra conoscere per alcuni versi, pur nelle trasformazioni che l'hanno riguardata, anche elementi di sostanziale permanenza e continuità: le reliquie vengono rapite, sminuzzate, disperse, disseminate tra comunità e chiese locali che le reclamano, vendute e comprate (Bentley 1985: passim). Possedere le reliquie, instaurare con esse un rapporto privilegiato o, ancor meglio, esclusivo può anche diventare strumento di potere: «La reliquia conferisce un potere all'individuo, alla comunità, all'istituzione che la possiede» (Boesch Gajano 1999: 23). Gli stessi rapporti sociali possono trovare uno strumento di misura, un terreno di definizione, a partire dai legami che si stabiliscono con i reperti dei corpi santi. Ne dà testimonianza, nella specifica vicenda delle reliquie di San Bruno, la lite esplosa, in occasione della Pentecoste del 1899, tra le Confraternite serresi dell'Addolorata e dell'Assunta di Spinetto per stabilire quale delle due, a un certo punto del percorso, dovesse portare in processione il busto reliquiario del santo (Registro delle deliberazioni...: 212-224; Ceravolo 1999 a: 54-57). Precedere l'altra confraternita nel trasporto della statua veniva a significare, nel caso in oggetto, la riconferma di antichi diritti e consuetudini, la precedenza e l'anteriorità spaziale implicava una precedenza e priorità morale. L'esperienza religiosa, quando è questione delle reliquie, è, infatti, qualcosa che si vive pure sul piano concreto della fisicità e dell'apparato sensoriale. Toccare, vedere da vicino, baciare, respirare letteralmente il profumo soave della santità, perfino assumere - è il caso dei luoghi sacri - parti di cose che sono state in contatto con i santi, costituiscono modalità di relazione tipiche di questa fenomenologia religiosa che possono essere vissute al livello della propria esperienza individuale o entrare, nel caso di istituzioni e gruppi, in un più ampio "gioco" concorrenziale, talvolta indirizzato ad un'affermazione di potenza e prestigio. Questa concorrenzialità, che è espressione di "conflitto" e separazione, non esclude, peraltro, che possano convivere con essa anche atteggiamenti di natura diversa. Infatti, proprio il culto di San Bruno e le processioni delle sue reliquie hanno rappresentato un momento unificante, sottraendosi al "particolarismo" delle confraternite laicali del luogo - significativamente evidente nel doppio culto dell'Assunta dei due rioni di Terravecchia e Spinetto - all'interno del riconoscimento di un comune protettore, venerato congiuntamente anche attraverso la partecipazione ai riti pubblici. Il legame tra la riconosciuta funzione protettrice del santo e le reliquie come testimonianze e memorie della sua presenza - alle quali è attribuita la capacità, rinnovando la presenza, di perpetuare la protezione - appare particolarmente esplicito in quei momenti in cui la sicurezza collettiva è messa in forse dalle catastrofi naturali o dalle malattie ad andamento epidemico. All'irrompere dell'eccezionale e dell'inatteso, sulla scena della storia umana, corrisponde il ricorso a strategie di protezione anch'esse straordinarie. Il busto argenteo di San Bruno viene, per esempio, richiesto dal municipio e dal clero di Serra il 24 novembre 1894 per essere condotto in processione, insieme con le statue della Madonna Addolorata e di San Biagio, come ringraziamento per lo scampato pericolo dal violento terremoto del 16 novembre altrove causa di danni e vittime. Analogamente, proprio alle virtù taumaturgiche delle reliquie di San Bruno si fa risalire la cessazione nel 1918 dell'epidemia spagnola e nel 1924 della scarlattina (Poinsotte: 79, 91; Ceravolo 1999 b: 123). Ancora presente attraverso i resti del suo corpo, il santo, per i fedeli che gli si rivolgono, si trasforma da "compagno invisibile" (Brown 1983: 73-100) in compagno visibile e vicino, capace di fornire risposte, soluzioni e conforto di fronte alla crisi delle certezze.
Reliquie e culto dei santi nella “giurisdizione” della Certosa tra XVIII e XIX secolo
Una fonte bibliografica, rimasta sinora sconosciuta agli studiosi, ci consente, a questo punto, di tracciare un sintetico panorama delle ricorrenze liturgiche a cui tra XVIII e XIX secolo erano legate esposizioni e processioni di reliquie nel comprensorio della Certosa di cui facevano parte i paesi di Serra, Spadola, Bivongi, Montauro e Gasperina. Si tratta dell'Ordo divini officii ad horas canonicas, et Missae sacrificium quotidie servandus in jurisdictione regalis Cartusiae SS. Stephani, et Brunonis de Nemore la cui prima edizione a noi nota risale al 1774, durante il priorato di Dom Saverio Cannizzari (Capialbi 1853: 11-12). Quattro successive edizioni apparvero negli anni 1790, 1795, 1801 e, da ultimo, nel 1808, epoca in cui la diocesi nullius certosina venne soppressa e i paesi appartenenti alla sua giurisdizione suddivisi tra le sedi episcopali di Squillace e Gerace (Taccone-Gallucci 1885: 57-59; Ceravolo 1999 b: 101-102). La fonte è di particolare importanza, e merita certamente un'attenzione meno episodica e circoscritta di quella che sarà possibile dedicarle in questa sede, poiché essa va perfettamente ad integrare, a oltre due secoli di distanza, le notizie relative ai culti agiografici desumibili, essenzialmente sulla base degli agiotoponimi, dalla Platea cinquecentesca della Certosa. La prima esposizione di pignora sanctorum che si trova nel calendario liturgico della Chiesa serrese è quella relativa alla reliquia di San Giuseppe, il 19 marzo, recata in solenne processione insieme con la statua dello stesso patriarca (Ordo divini officii 1774: 21). Ad essa facevano seguito, il 3 maggio, l'esposizione dell'insigne reperto del legno della Santa Croce effettuata nella chiesa di San Giovanni Battista e il 17 dello stesso mese l'esposizione della reliquia di San Pasquale Baylon (Ibidem: 34, 37), il cui culto in Calabria è attestato pure a Montalto, Platì, Sersale e Decollatura (Pretto 1993: 403). Il 23 successivo, lunedì di Pentecoste del 1774, era la volta, prima dei Vespri, della solenne processione del busto reliquiario di San Bruno, «ex Regali Cartusia ad Eremum, ubi per plures annos egit poenitentiam rigidam». A questa processione, come a quella del giorno seguente dall'eremo della Torre alla Certosa, erano tenuti a partecipare il clero secolare di Serra e Spadola e le confraternite delle due comunità con i loro vessilli (Ibidem: 39). In giugno si esponevano le reliquie di Sant'Antonio da Padova e di San Filippo Neri ed in luglio quelle di S. Maria di Magdala e di Sant'Anna (Ibidem: 44, 50-51), in onore della quale si svolgeva contemporaneamente una processione a Montauro dove sorgeva l'omonima grangia. Il mese di agosto aveva per la comunità di Serra il proprio centro liturgico nella festa dell'Assunta, celebrata anche con la processione solenne della statua e della reliquia della Vergine, ma a questa si aggiungevano il 16 successivo la processione della statua e della reliquia di San Rocco, dopo la Messa cantata nella chiesa a lui intitolata, e la processione nell'ultima domenica della reliquia del patrono principale San Biagio vescovo di Sebaste (Ibidem: 57, 60). Quest'ultima consisteva, come riportato nell'ottocentesca Platea della chiesa Matrice, in un pezzo dell'ulna, custodito in un braccio di legno (La Platea. Cronistoria di Serra San Bruno 1985: 70). A tale proposito occorre richiamare quanto ebbe modo di prescrivere Mons. Andrea Perbenedetti, nel corso della sua visita apostolica del 1629, che sottolineò l'assenza di testimonianze autentiche sulla provenienza del reperto e decretò che entro un mese, a decorrere dalla sua visita, fossero procurati i documenti testimoniali, in mancanza dei quali la reliquia non avrebbe dovuto essere ulteriormente esposta alla venerazione dei fedeli (Perbenedetti 1629: 23 r, 40 r). In settembre venivano esposte le reliquie di San Francesco, della Madonna, di San Januario e di San Gerolamo. Per le feste della Madonna dei Sette Dolori e di San Gerolamo all'esposizione si accompagnava la processione, che nel caso del santo si svolgeva dalla chiesa a lui dedicata alla chiesa parrocchiale «ut ex antiqua Consuetudine» (Ordo divini officii 1774: 64-67). Chiudevano il ciclo le esposizioni di reliquie del periodo ottobre-dicembre: Santa Teresa vergine a metà ottobre, San Pietro di Alcantara il 19 dello stesso mese dopo la Messa conventuale, le reliquie di santi e sante - nell'ottava della loro festa - nella chiesa parrocchiale, San Francesco Saverio il 3 dicembre. Di particolare importanza, nel quadro dei culti agiografici del comprensorio della Certosa, era la devozione verso San Pantaleone, martirizzato agli inizi del IV secolo e venerato sia dalla Chiesa greco-ortodossa che da quella latina (De Leo 1993: 139). La reliquia del sangue del santo era stata ceduta da Don Saverio Sancillo, che la custodiva a Napoli, a Don Carlo Antonio Barberi e imbarcata alla volta di Pizzo, dove era giunta il 24 luglio 1753. Il 25 successivo era stata portata alla Certosa e venerata dai certosini. Su richiesta dello stesso Barberi, il priore della Certosa, Bernardo Sirleti, concedeva il Liceat publicae venerationi exponi e finalmente, il 27 luglio, la reliquia poteva giungere a Montauro. Il 29 luglio, durante la processione per la traslazione della reliquia nella chiesa della grangia di Sant'Anna, i fedeli potevano assistere al prodigio della liquefazione del sangue (Zangari 1970: passim). Probabilmente si riferiscono proprio a questa traslazione gli affreschi, presenti nella chiesa di San Pantaleone e datati 1753, che mostrano una processione dal mare verso Montauro recante l'ampolla con il sangue del santo (Zinzi 1999: 86, 97-98). L'Ordo divini officii certosino del 1774 prescrive l'esposizione della reliquia, a partire dal 27 luglio, per tutta la durata dell'ottava di San Pantaleone, non mancando di registrare la processione del 31 luglio con la statua, una seconda reliquia e il sangue del santo (Ordo divini officii 1774: 51-52). Tale seconda reliquia si trovava a Montauro già in epoche precedenti all'arrivo del sangue, poiché ne riferisce Mons. Andrea Perbenedetti che la "visitò" nel 1629 (Perbenedetti 1629: 33 v), ed è da identificarsi con un osso della nuca del santo (Zangari 1970: 12). Per completare la mappa dei culti delle reliquie nel territorio della Certosa occorre, infine, ricordare la processione del 7 agosto a Gasperina in onore del protettore S. Innocenzo, quella del 29 dello stesso mese a Bivongi con la statua e le reliquie di San Giovanni Battista, la festa del 6 dicembre a Spadola e Gasperina in onore di San Nicola, con la processione della statua e delle reliquie dopo la Messa conventuale. (Ordo divini officii 1774: 54-55, 60, 80).
Segni, simboli, memorie: i santi della cappella delle reliquie
Tra le carte non inventariate dell'Archivio della Certosa di Serra San Bruno è stato da poco ritrovato un fascicolo intitolato nella prima parte (vedi l'Appendice per la trascrizione integrale) Index Thecarum e nella seconda, composta in tutto da cinque fogli e rilegata in una copertina cartacea di colore verde, Nomina Sanctorum, quorum Reliquiae in hac praesenti requiescunt Ecclesia. Il fascicolo, nella sezione dell’Index Thecarum, costituisce il puntuale catalogo delle centodiciotto teche - inserite in reliquiari di diverse epoche, fogge e dimensioni - nelle quali sono conservati i reperti sacri solitamente ubicati nella cappella delle reliquie del monastero certosino. Non si va lontano dal vero nel datarlo in un periodo compreso tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX, anche perché, limitatamente alla seconda parte, è con sicurezza riconoscibile la scrittura di Dom Elie M. Poinsotte, autore, negli anni Venti del Novecento, di una cronaca della Certosa. È appena il caso di notare la rilevanza di questo elenco per uno studio attendibile delle devozioni presenti nella Certosa calabrese, comprendendo in esse pure quelle relative a santi e beati certosini in aggiunta ai culti di San Bruno e del beato Lanuino. Un gruppo significativo di reliquie si riferisce agli episodi della passione e morte di Gesù:
«Ex Ligno Sanctae Crucis Domini Nostri Jesu Christi. Ex sacris Vestibus, alba inconsutili et purpurea Ejusdem. Ex Columna, ex funibus et ex flagellis cum quibus in Pretorio fuit flagellatus. Ex Petra Calvarii, ubi crucifixus fuit. Item ex Corona spinea, ex Arundine et ex Spongia, ex Sindone, ex Linteo, ex Sudario: ex Sepulchro Ejusdem Domini nostri Jesu Christi. Ex arbore olivae, ad quam Jesus fuit in domo Pontificis ligatus» (Nomina Sanctorum...).
Altrettanto rilevanti sono altri reperti relativi alle origini del cristianesimo:
«Ex Capillis, ex Velo, ex Cingulo, ex Sudario et Veste Beatae Virginis Mariae. Ex Pallio S.ti Ioseph, Sponsi Beatae Virginis Mariae. Ex Reliquiis S.ti Ioannis Baptistae, Proecursoris Domini. Ex Reliquiis S.tae Annae, Matris Beatae Virginis Mariae. Ex Ossibus Sanctorum Apostolorum Petri et Pauli» (Ibidem).
E ancora i santi Bartolomeo, Giacomo, Matteo, Marco e Giovanni evangelisti, le ossa di santi martiri, di santi pontefici, di santi confessori non pontefici (tra i quali quelli legati ai movimenti eremitici e monastici: S. Antonio abate, San Benedetto, San Romualdo, San Mauro abate, ma è il caso di segnalare, tra gli altri, almeno San Francesco d'Assisi e San Filippo Neri), di sante vergini e martiri (Lucia, Tecla, Aurelia, Filomena, ecc.), di sante vergini e non martiri (e tra esse Chiara d'Assisi), di sante né vergini né martiri. Oggetto di particolare venerazione era la reliquia del dito di S. Stefano protomartire, al quale venne intitolato il monastero calabrese, già opportunamente segnalata nella Platea della Certosa nella stessa cappella in cui era custodito il cranio di San Bruno e riposta dentro un reliquiario «sub forma manus argenteae» (La Platea di S. Stefano del Bosco 1997-98, I: 21) successivamente andato disperso. La reliquia del santo è stata identificata nel pollice da Mons. Andrea Perbenedetti nel 1629, ma, recentemente, è stata avanzata l'ipotesi che possa trattarsi, invece, dell'anulare (De Leo 1993: 136). È, peraltro, da tenere nella debita considerazione la possibilità di una sua identificazione con l'indice, come evidenziato nella Platea della chiesa Matrice di Serra e nella cronaca certosina di Dom Elie M. Poinsotte (La Platea. Cronistoria di Serra San Bruno 1985: 70; Poinsotte: 8), in perfetta concordanza con quanto attestato nel decreto di ricognizione di Mons. Giuseppe Pellicano dell'1 giugno 1825 (Pellicano 1825 b). Il particolare significato di questa reliquia, da rintracciare in primo luogo nella devozione che la Certosa di Calabria ha nutrito e nutre nei riguardi di S. Stefano, deve essere anche associato alla circostanza che essa si è trovata al centro della pietà popolare giacché, portata in mano dal priore del monastero, accompagna in processione il busto argenteo di San Bruno, com'è documentato fin dal XVII secolo nella cronaca coeva di Dom Urbano Florenza. In quest'epoca alla processione di Pentecoste accorrevano, innanzitutto, i "vassalli" dei casali di Serra e Spadola, tra i quali un ruolo importante era occupato dalle confraternite laicali. Per primi si schieravano i confratelli di San Nicola di Spadola, con la croce e il vessillo; dopo venivano i confratelli di due comunità della chiesa parrocchiale di Serra intitolata a San Biagio, quella di Santa Maria della Neve e, dietro, quella del Santissimo Sacramento (Ceravolo 1999 a: 32). Quindi, era la volta dei sacerdoti, che procedevano cantando salmi e inni, e dei fratelli conversi, quattro dei quali sostenevano il reliquiario in cui era racchiuso il cranio di San Bruno. Ancora dopo, uomini di diverse età, seminudi, cinti sulle carni da corone di spine. Né mancavano flagellanti, la cui «[...] atrocissima percussio - come annota il Florenza - quacumque ex causa provenit, maximum dat terrorem, et provocat videntes ad poenitentiam». Dopo questi penitenti venivano i monaci salmodianti, che intonavano le litanie dei santi fino alla chiesa di Santa Maria. Dietro di loro il priore della Certosa, con in mano il dito del protomartire S. Stefano rinchiuso in un reliquiario d'argento. Il corteo era seguito da uomini e donne, che per venerazione delle sante reliquie si percuotevano il petto. (Florenza 1633-1636 ca.: 318-319). Un significativo gruppo di reliquie custodite nella cappella del monastero si riferisce a santi e beati dell'Ordine certosino, non esclusi San Bruno e Lanuino, dei quali si conservano altri piccoli reperti - compresi alcuni frammenti del cranio di San Bruno - oltre a quelli "maggiori" presenti nella chiesa conventuale. Tra queste reliquie occorre, innanzitutto, segnalare quelle di S. Ugo vescovo di Grenoble il quale, pur se non certosino, è indissolubilmente legato alle origini dell'Ordine, avendo incoraggiato e aiutato Bruno nella fondazione della sua prima casa monastica dopo aver visto in sogno sette stelle che ne preannunciavano l'arrivo e che, successivamente, avrebbero guidato il cammino dei primi certosini verso il deserto di Chartreuse (Guigues le Chartreux 1984; Un certosino 1998: 108-112; Ceravolo 1999 b: 51-52). Troviamo, poi, alcune reliquie ex ossibus del beato Airaldo, certosino a Portes e vescovo di Saint-Jean-de-Maurienne, morto nel 1146, il cui culto venne approvato da papa Pio IX nel 1863 (Boutrais 1880: I; Le Vasseur 1890-93, I: 3-6). Definito in un manoscritto sulla sua vita, citato dal Le Vasseur, come un monaco «[...] corpore castus, mente incorruptus; virtutibus, praesertim humilitate et charitate, ornatus; addictus jejuniis, parcus verborum, solitudinis caeterarumque Ordinis consuetudinum observantissimus» (Le Vasseur 1890-93, I: 4), del suo corpo fu fatta una prima ricognizione il 30 giugno 1643 dal vescovo di Maurienne Paul Millet de Challes (Truchet 1891: 31-32). Nei frangenti della rivoluzione francese il culto di Airaldo venne duramente contestato dai rivoluzionari, che in discorsi pubblici ne ridicolizzarono i poteri taumaturgici nei confronti delle malattie degli occhi, ma le sue reliquie, minacciate di distruzione, riuscirono a salvarsi nonostante diverse persone avessero sottratto delle parti molto considerevoli (Ibidem: 38-46). Di un altro vescovo certosino, S. Artoldo, fondatore nel 1140 della Certosa di Arvières-en-Valromey e morto nel 1206, si conservano reliquie in una teca lignea «quadrangulae figurae». Nominato in età avanzata vescovo di Belley, vi rinunciò dopo due anni per riprendere la vita contemplativa. Il suo culto fu approvato nel 1834.
«Erat enim egregius pietatis magister - secondo il ritratto che ne fa il Le Vasseur - rerum caducarum mirificus contemptor ac insignium magnificus operator; Ecclesiaeque tranquillitatis adeo studiosus, ut saepe saepius ad Alexandrum III Romanum Pontificem, et ad Fridericum Aenobarbum Imperatorem schismaticum epistolas direxerit, pacis ergo inter eos componendae et tranquillitatis Ecclesiae restituendae» (Le Vasseur 1890-93, III: 492)
Anche del beato Giovanni di Spagna (1123-1160) si conservano nella Certosa calabrese alcune reliquie ex ossibus. Il santo monaco viene ricordato, all'interno dell'Ordine, soprattutto per essere stato il fondatore della Certosa di Reposoir e il primo estensore di costituzioni per monache certosine, ma occorre sottolineare come al suo culto non sia rimasta estranea una componente "popolare", se - come ricorda Le Vasseur - sulla sua tomba vennero condotti, in diverse occasioni, degli ammalati che ricevettero la guarigione (Le Vasseur 1890-93, II: 366). Nel processo verbale relativo alla ricognizione dei suoi resti mortali, effettuata negli anni 1649 e 1650 dal vescovo Carlo Augusto di Sales su istanza di Dom Giovanni de Bely priore di Reposoir, viene sottolineato il ritrovamento di parti di carne e pelle ancora attaccate alle ossa del beato (Ibidem: 368-372). Il culto di Giovanni di Spagna fu confermato nel 1864. Una connotazione taumaturgica è esplicitamente associata pure a Sant'Antelmo di Chignin (1106 ca.-1178), settimo priore della Grande Certosa e quarantatreesimo vescovo della sede di Belley, sebbene di molti suoi miracoli - «hominum incuria» - non sia rimasta documentazione scritta (Ibidem: 398-401). Il culto di S. Antelmo fu così diffuso e sentito nella diocesi bellicense che, in alcuni documenti, la città di Belley viene, addirittura, chiamata Antelmopoli (Quelques notes 1865: 172-173). Ciò nonostante le sue spoglie vennero a trovarsi in uno stato di abbandono, tanto che il vescovo di Belley, Giovanni di Passelaigue, rilevò che il venerando corpo del certosino era conservato in uno squallido e indecoroso tumulo e procedette, il 26 giugno del 1630, alla sua traslazione «in capellam recenter constructam» (Le Vasseur 1890-93, II: 401; Trenard 1979: 281-283). Come le reliquie di Airaldo, anche quelle di Sant'Antelmo furono coinvolte nella temperie anti-religiosa della rivoluzione francese. La cassa nella quale erano conservate fu aperta, gli ornamenti vennero tolti, il sudario che le avvolgeva strappato dall'alto in basso e il corpo del santo vescovo esposto al ludibrio pubblico. Tutto ciò che aveva valore materiale - la croce, il pastorale, l'anello - andò perduto. Si salvarono le reliquie, perché depositate sottoterra e lì dimenticate sino alla fine del periodo rivoluzionario (Quelques notes 1865: 194-199). Di Sant'Ugo d'Avalon (1140-1200), vescovo di Lincoln, identificato iconograficamente con l'attributo del cigno, la Certosa calabrese conserva un frammento della stola, situato dentro un reliquiario nel quale trovano posto numerose altre reliquie di santi certosini. Sant'Ugo fu novizio della Gran Certosa, della quale divenne successivamente procuratore per volontà di Guigo II. In seguito alla fondazione della Certosa di Witham voluta da Enrico II, re d'Inghilterra, ne venne nominato priore e diresse le fasi della costruzione del monastero (Vie de Saint Hugues... 1890: passim). Del suo priorato si ricorda, tra l’altro, il particolare amore dimostrato per i libri, sulla scia di una tradizione certosina inaugurata da San Bruno e mirabilmente ripresa pure da Guigo I (Ceravolo 1997: 6-7). Sembra, infatti, che Ugo dicesse: «Quando siamo in pace i libri sono il nostro tesoro e la nostra delizia; quando combattiamo sono le nostre armi; quando abbiamo fame, ci servono come nutrimento; quando siamo ammalati sono il nostro rimedio. Tutti i religiosi devono fare uso di questi soccorsi, ma quelli che ne hanno più bisogno sono coloro che vivono in solitudine» (Vie de Saint Hugues... 1890: 129). Eletto vescovo di Lincoln, fu consacrato il 21 settembre 1186 in una delle cappelle dell'abbazia di Westminster a Londra. Già all'indomani cominciò a fare le sue apparizioni il cigno, che, secondo il racconto delle fonti agiografiche, gli divenne compagno fedele, simboleggiando con le sue piume bianche la purezza della vita del santo (Ibidem: 153 sgg). Molte guarigioni si produssero dopo la sua morte, tanto che già nel 1219 il papa Onorio III nominò tre delegati per istruire il processo canonico su virtù e miracoli. Il relativo decreto di canonizzazione fu reso pubblico il 17 febbraio del 1220 (Le Couteulx 1887-1891, III: 451). Le reliquie di Sant'Ugo vennero traslate il 6 ottobre del 1280, in presenza del re e della regina d'Inghilterra e della regina di Navarra, e il suo corpo fu trovato pressoché intero, così come venne scoperto integro l'abito monastico. La testa, separata dal corpo, fu posta in un reliquiario d'oro, d'argento e adornato di gemme. Altrettanto preziosa era la teca dentro la quale fu chiuso il resto del corpo e che fu collocata su un basamento di marmo (Le Vasseur 1890-93, III: 497). Profanate una prima volta nel 1364 da ladri che rubarono la testa del santo e il suo prezioso reliquiario, le reliquie di Sant'Ugo furono disperse durante il regno di Enrico VIII, all'epoca dello scisma anglicano, anche se si salvarono dalla sparizione quelle ereditate dalla Gran Certosa consistenti in un frammento d'osso e nella stola (Vie de Saint Hugues... 1890: 513-514). Quattro teche di legno dorato, «rhombi figurae», contengono importanti reliquie «ex nervis, ex carne, ex praecordis, ex pulvere» - come recita l'Index Thecarum - di Santa Rosellina di Villeneuve (1263-1329), priora del monastero di Celle Roubaud in Provenza. Alla vita di Rosellina è legato il miracolo delle rose che le apparvero nel grembiule al posto dei pani quando, scoperta dal padre, si stava recando a distribuire l'elemosina ai poveri. Molto poche sono le notizie sul suo periodo claustrale, certamente a causa di quella riservatezza e di quella rarità di eventi esteriori che caratterizza chi ha scelto la fuga mundi (Sabatier 1929: 117-118). Sepolta alla sua morte nel cimitero comune del monastero, cinque anni dopo le sue spoglie vennero esumate ad opera del fratello Elzéard de Villeneuve, vescovo di Digne, per essere collocate nella chiesa. Secondo una cronaca del Dorlando, le sue vesti furono trovate immacolate, né alcun odore sgradevole erompeva dal suo corpo, ma si presentava così candida, integra, bella come se fosse stata appena sepolta e cosparsa con profumi soavi (Le Vasseur 1890-93, II: 319; Marcacci 1910: 142 sgg.). Gli occhi di Santa Rosellina furono estratti dalle orbite e deposti in un reliquiario d'argento, dove continuarono a conservarsi incorrotti nei secoli seguenti, pur se gli agiografi sottolineano come la ricognizione compiuta nel 1661 dal medico Antoine Vallot, su ordine di Luigi XIV, profanando il sacro reperto avesse reso un occhio meno brillante dell'altro (Arnaud 1890: 96-97). In occasione di una traslazione delle reliquie della santa, effettuata l'11 luglio 1853 da Mons. Michel vescovo di Fréjus, il prelato poté constatare come, a cinque secoli dalla morte, le articolazioni del suo corpo fossero ancora flessibili e le parti carnose ancora dotate di elasticità, sebbene il cuore e una costa fossero stati asportati. Un'ultima traslazione fu effettuata il 30 giugno 1904 per deporre il corpo di Rosellina in una nuova urna ed impedire il rischio della sua decomposizione a causa delle larve presenti nel vecchio reliquiario. I medici che presero parte all'operazione ebbero, così, modo di constatare che le vene, i muscoli, i tendini, l'intestino, il pericardio e pressoché tutto il cervello erano intatti. Alcune di queste reliquie furono assegnate alla Gran Certosa perché potesse distribuirle tra i monasteri dell'Ordine (Marcacci 1910: 166 sgg). Il culto di Santa Rosellina, prestato ininterrottamente fin dal XVI secolo, fu confermato da Pio IX il 6 maggio 1861. In un reliquiario argenteo di forma ovale sono, infine, contenute le reliquie del beato Niccolò Albergati (1375-1443), provenienti «ex cute, ex casula, ex calculo, ex spongia imbuta sanguine», alle quali bisogna aggiungere altre reliquie della veste ed ex ossibus. Ben note sono le tappe fondamentali della vita del beato Albergati: professo della Certosa di S. Girolamo di Casara nel 1396, sacerdote nel 1402, priore nel 1407, fu eletto contro la sua volontà vescovo di Bologna il 5 gennaio 1417 e nominato cardinale da papa Martino V il 24 maggio 1426. Per incarico dello stesso Martino V e del suo successore Eugenio IV si trovò a compiere importanti missioni diplomatiche e legazioni di carattere più specificamente religioso, tra le quali la partecipazione ai concili di Basilea e Ferrara (Un itinerario di contemplazione 1986: 391-395). Secondo l'orazione funebre pronunciata da Poggio Bracciolini, anche dopo aver lasciato il chiostro l'Albergati mantenne le osservanze monastiche, non mangiando carne «[...] neque in infirmitatibus, quibus gravabatur saepius, neque extremo vitae tempore», alzandosi di notte per pregare, non usando vesti raffinate e dormendo sulla paglia (Tromby 1773-1779, VIII, App. II: CXLV-CL; De Töth 1922, App.: V-XIII). Le sue spoglie mortali furono esumate una prima volta, per ordine del papa Urbano VIII, nel 1633 nella Certosa di Firenze dove era stato sepolto e trasferite in una nuova urna, giacché quella originaria era ormai infracidita a causa dell'umido. In questa occasione «alcuni pochi minuzzoli, che ben rimasero fuori, e le ceneri delle vesti corrose, bentosto per divozione li raccolsero dai Circostanti [...]» (Zanotti 1757: 332). Una parte del cervello - rimasto «incorrotto, sodo, e bianchissimo» - fu donata alla Certosa di Bologna; mentre la Congregazione di San Girolamo in Mirasole ricevette una costola. Una seconda ricognizione delle reliquie di Niccolò Albergati venne effettuata il 30 settembre 1678: «Di tal cadavero, avevansi non più che le nude ossa, tutte però intere, e con filo di argento unite a luogo loro, ed accomodate» (Ibidem: 334). Successivamente alla conferma del culto, autorizzato da Benedetto XIV nel 1744, le reliquie dell'Albergati furono nuovamente traslate per essere collocate in un luogo meglio esposto alla devozione. Anche in questa circostanza parte dei sacri reperti venne estratta e distribuita: al papa fu mandato il pollice della mano destra «racchiuso in custodia di filograna d'argento sopra metallo dorato»; il priore della Certosa di Bologna ebbe una rotula. Diverse altre "notabili" reliquie del beato Niccolò Albergati furono donate negli anni seguenti alla Collegiata di Pieve di Cento da padre Giambattista Melloni, sacerdote nell'oratorio di San Filippo Neri a Bologna (Ibidem: 342-347). Nel quadro delle devozioni della Certosa bisogna, da ultimo, ricordare il legame spirituale che intercorre tra il monastero certosino e la Calabria, di cui è testimonianza anche la presenza di reliquie ex ossibus di santi e beati calabresi. È il caso di San Francesco di Paola (1416-1507); del beato Umile da Bisignano (1582-1637), il "frate estatico" appartenente ai Minori riformati, beatificato il 29 gennaio 1882 (Da Vicenza 1881: passim; BS 1961-1970, VII: 814-817; Pretto 1993: 404-405); del beato Angelo d'Acri (1669-1739), missionario cappuccino beatificato il 9 dicembre del 1825, propagatore del culto dell'Addolorata, discepolo di quel padre Antonio da Olivadi del quale pochi anni addietro sono stati scoperti i resti a Squillace e che ebbe con la Certosa una certa consuetudine (Vita del Beato Angelo di Acri 1826: passim; BS 1961-1970, I: 1234-1235; Pretto 1993: 405; Ceravolo 1999 a: 31-32). Le reliquie certosine, segni e “simboli” dei santi (Séjourné 1937, in DThC, III: 2313) che la Certosa venera, sono anch'esse una testimonianza della profonda partecipazione dell'Ordine e del monastero di S. Stefano del Bosco alla vita della Chiesa. "Separati da tutti" nel silenzio e nella solitudine della cella, i certosini vivono in intima comunione spirituale con la Chiesa "particolare" che ospita i loro monasteri, non dimenticando di essere membra di un corpo - la Chiesa universale - al quale integralmente appartengono.
APPENDICE
Dei decreti di ricognizione di Mons. Pellicano, vescovo di Gerace, contenenti le attestazioni relative alle reliquie di San Bruno e Lanuino, al dito di S. Stefano e ai pignora sanctorum - il cui elenco è qui pubblicato - del grande reliquiario della chiesa Matrice di Serra, esistono alcune versioni manoscritte. La prima - quella utilizzata per la nostra trascrizione - è contenuta nel Liber defunctorum Matricis Ecclesiae civitatis Serrae ab anno 1820 usque ad annum 1848 ai fogli 65-67. Conosciamo una seconda versione, poco accurata, conservata nell'Archivio della Certosa di Serra San Bruno, che non reca né la data della trascrizione né alcun elemento utile per procedere, almeno, all'identificazione dell'estensore. L'archivio certosino custodisce un'ulteriore copia dei due decreti, estratta dall'originale, su cui è impresso il timbro della chiesa parrocchiale di San Biagio (è questo il titolo della Matrice) e che reca la data del 31 marzo 1866, con la firma di Don Michele Regio, arciprete protopapa, vicario foraneo. Queste due copie non concordano tra loro e si discostano in alcuni punti, compresi i nomi dei santi, dalla versione del Liber defunctorum. Esiste anche un'edizione a stampa che si può leggere nelle Memorie storiche della Certosa de' Santi Stefano e Brunone in Calabria (1885) di Mons. Domenico Taccone-Gallucci alle pp. 59-64, ma che risulta poco fedele all'originale, poiché contiene anche omissioni di nomina sanctorum. Nel testo pubblicato da Taccone-Gallucci non viene, inoltre, riportato il decreto della ricognizione della reliquia del dito indice di S. Stefano effettuata dal vescovo Pellicano l'1 giugno 1825. Riguardo al secondo documento dell'Appendice - l'inedito Index Thecarum della cappella delle reliquie della Certosa - rinviamo a quanto detto sopra nel testo.
I.
I "pignora sanctorum" del reliquiario della Chiesa Matrice di Serra San Bruno nella ricognizione di Mons. Giuseppe Pellicano del 31 maggio 1825
(Archivio della Chiesa Matrice di Serra San Bruno)
[...] Erat et aliud insigne sic dictum Reliquiarium pereleganter ex auricalcho deaurato efformatum, in quo haec erant Sanctorum pignora conservata; in medio scilicet ampla crux ex ligno Sanctae Crucis D. N. I. C. participata et circumcirca Reliquiae S. Praetestati ex coemiterio S. Cyriaci, S. Cassiani M., SS. Stephani et Callisti Pontificum et M.M., S. Abundi M. ex coemeterio S. Callisti, S. Clementis M., S. Mansueti M., S. Bibianae Cappadocis M., S. Albani M., S. Laurentii M., ex capite S. Basilii Magni, et S. Diomedis M., S. Beatae M., S. Mauri M., S. Ampliatae M., S. Agnetis V. et M., S. Martinae V. et M., S. Sebastiani M., S. Scholasticae Virginis, S. Christophori M., S. Viti M., S. Francisci Xaverii Confess., S. Francisci Borgia Confess., S. Ioannis a Cruce, S. Aegidii Ab., S. Rochi Confess., S. Hiacynthi Confess., S. Vitalis M., S. Caroli Borromei Confess., S. Raymundi de Pennafort, S. Vincentii Ferreri, S. Mansueti M., S. Anastasii M., S. Adaucti M., S. Fortunatae M., S. Dilectae M., S. Mechi M., S. Pii M., S. Prosperi M., S. Marcellae V. et M., S. Benigni M., S. Geminae M., S. Ampliatae M., S. Iucundae M., pulveris et ex ossibus S. Ioannis Baptistae, Ex corpore S. Antiochi M., Sanctae Victoriae M., S. Ampliatae M., S. Ioannis a Capistrano, S. Fabiani M., S. Gaudentii M., S. Iustinae M., S. Dilectae M., S. Irenei M., S. Dilecti M., S. Zosimi M., Sanguinis S. Thomae, Bonifaci, et Adriani Martyrum, S. Candidae M., S. Proculae M., S. Felicis P. et M., S. Steph. P. et M., S. Petri Confessoris, S. Urbani M., Dentes S. Agathae V. et M., S. Ruberti, Goberti, Ioannis Ioachini et aliorum, S. Firmatae M., S. Laurentii M., S. Teresiae V., S. Stanislai Koschae, S. Aloysii Gonzagae, S. Bernardi Ab., S. Gervasii M., S. Demetrii M., S. Andreae apostoli, S. Lucidi M., S. Agapiti M. et in quadam ampulla sanguis S. Theclae V. et M. Hoc Reliquiarium ex auricalcho deaurato est illud idem quod P. D. Benedictus Tromby tom IX lib. XI n. DCCCXXXIII vocitat efformatum an. 1736. In quo Reliquiario extant nunc sine chartulis plurimae Reliquiae aliorum SS. nec non intus vitreas ampullas nonnullae SS. Reliquiae ex locis Sacris, quae notantur in Secunda Appendice ejusdem Tom. IX n. XLV. [...]
II.
I reperti corporali e materiali della cappella delle reliquie della Certosa di Serra San Bruno
Index Thecarum
(Archivio della Certosa di Serra San Bruno, carte non inventariate)
1. Ex ligno Sanctissimae Crucis D.N.J.C., in theca crystallina pluribus angulis donata argento circumornata.
2. Ex ligno Sanctissimae Crucis D.N.J.C., in theca crystallina crucis figurae auro circumornata.
3. Ex Capillis B.V. Mariae, ex subucula, ex veste Ejusdem, in theca aurichalca ovalis figurae.
4. Digitus Sancti Stephani protomartyris, in theca ex aurichalco deaurato, ovalis figurae.
5. Ex ossibus Sancti Mauri, abbatis, in theca auricalcha rotundae figurae.
6. Ex ossibus Sanctae Elisabeth, viduae, in theca lignea rotundae figurae.
7. Ex velo serico in quo involutum fuit caput Sancti Joannis Baptistae; ex arca sepulcrali Sancti Aloysii Gonzagae; ex ossibus Sancti Blasii, martyris, Sanctae Mariae Magdalenae et Sanctae Luciae Virg. et Mart., in theca lignea rotundae figurae.
8. Ex ossibus Sancti Valeriani, martyris, in theca aurichalca rotundae figurae.
9. Ex ossibus Sanctae Rosaliae, Virg. et Mart., in theca aurichalca rotundae figurae.
10.Ex ossibus Sancti Gregorii Magni, Papae, in theca ex aurichalco deaurato ovali figurae.
11.Ex ossibus Sanctae Quitiolae, Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
12.Ex ossibus Sanctae Irenae, Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
13.Ex ossibus Sancti Prosperi, Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
14.Ex ossibus Sancti Coelestini Primi, Papae, in theca ex aurichalco ovalis figurae.
15.Ex pulvere Sancti Paschalis, Papae, in theca ex aurichalco deaurato rotundae figurae.
16.Ex ossibus Sancti Petri Coelestini, Papae, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
17.Ex ossibus Sanctae Bibianae, Virg. et Mart., in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
18.Ex ossibus Sancti Sebastiani, Martyiris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
19.Ex ossibus Sancti Felicis, papae et Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
20.Ex ossibus Sancti Telesphori, Papae et Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
21.Ex ossibus Sancti Laurentii pueri, Martyris, in theca ex aurichalco deaurato rotundae figurae.
22.Ex Pulvere Sancti Philippi Nerii, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
23.Ex ossibus Sancti Francisci Assisiensis, confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
24.Ex ossibus S.i Celestini Primi, Papae, S.i Anthelmi, Episcopi, S.i Deusdedit, Episcopi, B.i Joannis Hispani, Confessoris, ex veste B.i Nicolai Albergati, Episc., in theca aurichalca ovalis figurae.
25.Ex ossibus S.i Basilii Magni, Eccles. Doctoris, S.i Hildebrandi, Conf., S.i Pacifici Conf., S.i Bernardini Senensis conf., S.i Leonardi a Portu Moritio, Conf., S.i Pascalis Baylon, Conf., S.ae Clarae Assisiensis Virg., B.i Caroli a Setia Conf., B.i Humilis a Bisignano conf., ex veste Beato Theophili a Cortona conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
26.Ex ossibus Sancti Joannis, Papae et Martyris, ex ossibus Sancti Felicis, Martyris, in theca aurichalca ovalis figurae curtae.
27.Ex ossibus Sancti Felicis secundi, Papae et Martyris, ex ossibus Sancti Theodori, Martyris, in theca aurichalca ovalis figurae curtae.
28.Ex ossibus Sancti Urbani, Papae et Martyris, ex ossibus Sanctae Victoriae, Martyris in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
29.Ex ossibus Sancti Felicis, Martyris, ex ossibus Sanctae Justinae, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
30.Ex ossibus Sancti Apollinaris, Martyris, ex ossibus Sancti Sebastiani, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
31.Ex ossibus Sancti Telesphori, Papae et Martyris, ex ossibus Sancti Justini, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
32.Ex ossibus Sancti Matthaei, Apostoli, ex ossibus Sancti Theodori, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
33.Ex ossibus Sancti Petri Coelestini, Papae, ex ossibus Sancti Clementis, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
34.Ex ossibus Sancti Reparati, Martyris, ex ossibus Sancti Alexandri, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
35.Ex ossibus Sanctae Lucidae, Martyris, et aliorum Sanctorum, martyrum, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
36.Ex ossibus Sancti Benigni, Martyris, ex ossibus Sancti Primitivi, Martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
37.Ex ossibus Sancti Alexandri, Martyris, ex ossibus Sancti Felicis, martyris, in theca aurichalca curtae ovalis figurae.
38.Ex ossibus S.i Desideri Mart., S.i Reparati Mart., S.i Coelestini Primi Papae, S.i Joannis Papae et Mart., S.i Felicis Mart., S.i Alexandri Mart., S.i Paschalis Papae, S.ae Luciae Mart., S.ae Quitiolae Martyris, in theca aurichalca octangulae figurae.
39.Ex carne S.ae Rossolinae, Virg., Ex veste sacra B.i Nicolai Albergati Episc., ex ossibus S.i Anthelmi Episc., S.ae Justinae Mart., S.i Felicis Mart., B.i Joannis Hispani Conf., S.ae Victoriae Marty., S.i Justini Mart., Aliorum Sanctorum Martyrum in theca aurichalca octangulae figurae.
40.Ex ossibus B.i Agraldi Episc., S.i Felicis Secundi Pap. et Mart., S.i Prosperi Mart., S.i Benigni Mart., S.i Alexandri Mart., S.i Felicis Mart., S.i Clementis, Martyris, S.i Deusdedit Episc., S.i Theodori Martyris, in theca aurichalca octangulae figurae.
41.Ex ossibus S.ae Secondinae Virg. et Mart., S.i Matthaei Apost., S.i Telesphori Pap. et Mart., S.i Urbani Pap. et Marty., S.i Laurentii pueri Mart., S.i Felicis Pap. et Mart., S.i Apollinaris Mart., S.i Petri Coelestini Papae, S.i Primitivi Martyris, in theca aurichalca octangulae figurae.
42.Ex nervis, ex carne, ex praecordiis, ex pulvere Sanctae Rossolinae, Virginis, in theca aurichalca rhombi figurae.
43.Ex carne, ex praecordiis, ex pulvere Sanctae Rossolinae, Virginis, in theca aurichalca rhombi figurae.
44.Ex carne, ex praecordiis, ex pulvere Sanctae Rossolinae, Virginis, in theca aurichalca rhombi figurae.
45.Ex nervis, ex, carne, ex praecordiis, ex pulvere Sanctae Rossolinae, Virginis, in theca aurichalca rhombi figurae.
46.Ex cranio Sancti Saturnini, Martyris, in theca lignea quadrangulae figurae.
47.Ex ossibus S.i Petri Apost., S.i Matthai Apost., S.i Marci Evang., S.ae Clarae Virg., S.i Gregorii Mart., S.ae Theclae Virg. et Mart., S.i Lucidi Mart., Sancti Benedicti Abb., S.i Andreae Avellini Conf., Sancti Ludovici Episc., B.i Crispini a Viterbo Conf., S.ae Patritiae Virg., S.i Viti Mart., S.i Vitalis Mart., S.i Joannis Francisci Regis Conf., S.i Cyri Eremitae, S.ae Philumenae Virg. er Mart., S.i Martini Episc., S.i Theodori Mart., S.i Isidori Episc. et Doctoris, S.ae Anastasiae Virg. et Mart., S.ae Candidae Junioris, S.i Thomae a Villanova Episc., ex mitra S.i Caroli Barromei Episc., in theca lignea quadrangulae figurae.
48.Ex cranio S.i P.i N.i Brunonis Conf., ex ossibus Sancti Anthelmi Episc., B.i Ayraldi Episc., S.i Hugonis Grationopolis Episc., B.i Lanuini Conf., S.i Artoldi Episc., B.i Nicolai Albergati Episc., S.i Romualdi Abb., B.i Joannis Hispani Conf., S.i Benedicti Abb., S.i Joseph a Cupertino Conf., S.i Mauri Abb., S.i Camilli de Lellis Conf., S.i Joannis de Deo Conf., S.i Antonii Abb., S.ae Theresiae Virg., S.ae Scolasticae Virg., ex ossibus et ex carne Sanctae Rossolinae Virg., ex stola S.i Hugonis Lincolniensis Episc., in theca lignea quadrangulae figurae.
49.Ex ossibus Sanctae Helenae Viduae Imperatricis, in theca ex aurichalco dealbato ovalis figurae.
50.Ex velo B.ae V.ae Mariae, ex pallio S.i Joseph spons. B.V. Mariae, ex cranio S.P.N. Brunonis Conf., ex ossibus S.i Anthelmi Episc., S.i Francisci Xavier Conf., S.i Caroli Borromaei Episc., S.i Paschalis Baylon Conf., S.i Benedicti Abb., S.i Aloysii Gonzagae Conf., S.i Rochi Conf., S.i Emygdii Episc. et Mart., S.ae Jucundae Martyris, in theca aurichalca ovalis figurae.
51.Ex ossibus S.i Petri Apost., S.i Pauli Apost., S.i Aloysii Gonzagae Conf., ex molare S.i Antonii abbatis, in theca aurichalca ovalis figurae.
52.Ex ossibus Sancti Benedicti Marty., S.ae Bonae Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
53.Ex columna ad quam flagellatus fuit D.N.J.C. et ex sepulcro ejusdem D.N.J.C. in theca aurichalca ovalis figurae.
54.Ex ossibus et indumento Sanctae Philumenae Virg. et Mart. in theca ex aurichalco dealbato ovalis figurae.
55.Ex cute, ex casula, ex calculo, ex spongia imbuta sanguine Beati Nicolai Albergati Episc., in theca argentea ovalis figurae.
56.Ex ossibus Sanctae Catharinae Virg. et Mart., in theca aurichalca ovalis figurae.
57.Ex velo B.V.Mariae, ex ossibus S.i Francisci Assisiensis Conf., S.i Antonii Patavii, B.i Thomae Cursini Conf., Sanctae Susannae Virg. et Mart., B.i Jacobi Philippi Bertoni Conf., S.i Peregrini Latiosi Conf., S.i Philippi Benitii Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
58.Ex ossibus Sancti Crescentii, Martyris in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
59.Ex ossibus S.i Fortunati Mart., S.i Honorati Mart., S.i Patientis Martyris, in theca aurichalca rotundae figurae.
60.Ex ossibus S.i Donati Mart., S.i Fidelis Mart., Sancti Gloriosi Mart., S.i Romani Mart., S.i Modesti Mart., S.ae Faustinae Virg. et Mart., S.ae Aureliae Virg. et Mart., S.ae Innocentiae Virg. et Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
61.Ex ossibus S.i Damiani Episc., S.i Rodobaldi Episcopi Papiensis, S.i Petri Episc. Papiensis, S.i Petri Episc. Papiensis, S.i Fulci Episc. Papiensis, in theca ex aurichalco deargentato ovalis figurae.
62.Ex ossibus S.i Syri Episc., S.i Ennodii Episc., S.i Epiphanii Episc., S.i Maximi Episc., in theca ex aurichalco deargentato ovalis figurae.
63.Ex ossibus Beati Joannis Hispani, Conf., in theca ex aurichalco dealbato ovalis figurae.
64.Ex ossibus Sancti Martini Episc., in theca aurichalca ovalis figurae.
65.Ex ossibus Sancti Francisci de Paula Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
66.Ex ossibus Beati Laurentii a Brundusio Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
67.Ex pallio Sancti Joseph Sponsi B.V. Mariae, ex velo Sanctae Mariae Magdalenae de Pazzi Virg., ex arca Sancti Aloysii Gonzagae Conf., ex sepulcro D.N.J.C., in theca aurichalca ovalis figurae.
68.Ex ossibus S.i Emygdii Episc. et Mart., S.i Blasii Episc. et Mart., in theca aurichalca ovalis figurae.
69.Ex carne Beati Joannis de Ribera, Conf., in theca ex aurichalco deargentato ovalis figurae.
70.Ex ossibus Sancti Aloysii Gonzagae Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
71.Ex ossibus S.i Laurentii Mart., S.i Telesphori Pap. et Mart., S.i Dionysii Mart., S.i Petri Coelestini Papae, S.i Celestini Primi Papae, in theca aurichalca rotundae figurae.
72.Ex ossibus Sanctae Luciae, Virg et Mart., in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
73.Ex ossibus Beati Lanuini Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
74.Ex ossibus S.i Brunonis Conf., S.i Anthelmi Episc., B.i Nicolai Albergati Episc., S.ae Luciae Virg. et Mart., in theca lignea ovalis figurae.
75.Ex ossibus Sanctae Jucundae, Martyris, in theca crystallina ampullaceae figurae.
76.Ex ossibus Sancti Tibani Martyris, in theca crystallina ampullaceae figurae.
77.Ex ossibus Sanctae Rusticae, Martyris, ex ossibus Sancti Philippi Nerii, Confessoris, in theca lignea pyramidalis figurae.
78.Ex ossibus Sancti Romani, Martyris, in theca crystallina ampullaceae figurae.
79.Ex ossibus Sanctae Columbae, Virginis, in theca crystallina ampullaceae figurae.
80.Ex velo B.V. Mariae, ex ossibus Sanctae Annae, Matris B.V. Mariae, in theca lignea pyramidalis figurae.
81.Ex ossibus S.ae Urbanae Mart., S.i Brunonis Conf., S.i Peregrini Latiosi Conf., S.i Justini Mart., S.ae Germanae Mart., S.i Cornelii Mart., Sanctae Aureliae Virg. et Mart., S.i Simplicii Mart., Sancti Porcarii Abb. et Mart., Sanctae Irenes Mart., S.i , Mauri Abb., S.ae Severae Virg., S.i Severiani Mart., S.i Cassiani Mart., S.i Hippolyti Mart., S.i Francisci Assisiensis Conf., S.i Aurelii Mart., S.i Vitalis Mart., S.i Alexandri Mart., S.ae Maximae Virg. et Mart., S.i Victoris Mart., Sanctae Margaritae Virg. et Mart., S.i Petri Fourier Conf., Sancti Benedicti Labre Conf., S.ae Germanae Cousin Virg., S.i Aigulphi Abb. et Mart., S.i Fortunati Mart., Sancti Paschasii abb., S.ae Bontinae Mart. et Aliorum Sanctorum in theca ex aurichalco deargentato octangulae figurae.
82.Ex corona spinea, ex veste, ex sudario, ex spongia, ex veste purpurea, ex linteo, ex arundine, ex funibus, ex columna, ex funicolis, ex sindone, ex sepulcro, ex veste alba, ex veste inconsutili D.N.J.C., ex petra Calvarii ubi crucifixus fuit D.N.J.C., ex arbore olivae ubi fuit ligatus D.N.J.C. in domo Annae, ex sudario, ex cingulo B.V. Mariae, ex ossibus S.ae Mariae Cleophae, ex veste S.i Joannis Apost., ex ossibus S.i Dismae boni latronis, S.ae Maria Magdalenae poenitentis, Sancti Longini militis Mart., S.ae Mariae Salomae, Sanctae Veronicae in theca lignea quadrangulae figurae.
83.Ex veste Sancti Stanislai Hostae, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
84.Ex ossibus Sanctae Catharinae Virginis et Martyris, in theca aurichalca ovalis figurae.
85.Ex linteo S.ae Joannae-Franciscae Fremiot De Chantal, Viduae, in theca aurichalca ovalis figurae.
86.Ex ossibus Sanctae Aureliae Martyris, in theca ex aurichalca deaurato ovalis figurae.
87.Ex ossibus Sancti Vitalis, Martyris, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
88.Ex ossibus S.ae Elisabeth Hungariae Viduae, Sanctae Mariae Cleophae, S.i Prosperi pueri Martyris, S.i Didaci Conf., S.i Valentini Mart., S.i Modesti Martyris, in theca lignea rotundae figurae.
89.Ex ossibus S.i Jacobi Majoris Apos., S.i Onophrii Anachoretae, S.i Valeriani Mart., S.i Paschalis Baylon Confessoris, in theca lignea rotundae figurae..
90.Ex ossibus Sancti Cononis, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
91.Ex velo B.V. Mariae in theca aurichalca ovalis figurae.
92.Ex cilicio S.i Francisci Assisiensis Conf., ex ossibus Sancti Fidelis a Sigmaringa Mart., S.i Felicis a Cantalicio C., S.i Seraphini ab Asculo Conf., S.ae Veronicae de Julianis Virg., B.i Laurentii a Brundusio Conf., B.i Bernardi ab Ophida Conf., B.i Bernardi a Corleone Conf., B.i Angeli Ab Acrio Conf., Beati Crispini a Viterbio Conf., ex tunica S.i Joseph a Leonissa Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
93.Ex alma Domo Lauretana in theca aurichalca ovalis figurae.
94.Ex ossibus Sancti Brunonis, Confessoris, in theca ex aurichalco deargentato ovalis figurae.
95.Ex linteo Sancti Benedicti Joseph Labre, Conf., et ex ligno in theca aurichalca ovalis figurae.
96.Ex stola Sancti Caroli Borromaei Cardinali Episcopi, in theca lignea rotundae figurae.
97.Ex ossibus Sanctae Gaudiosae Virg. et Martyris, in theca aurichalca ovalis figurae.
98.Ex ossibus Sanctae Aureliae Virg. et Martyris, ex pulvere Sanctae Symphorosae, Martyris, in theca aurichalca ovalis figurae.
99.Ex ossibus Sancti Peregrini Martirys, in theca aurichalca ovalis figurae.
100.Ex ossibus Sancti Bartholomaei Apostoli, ex stigmatibus Sancti Farncisci Assisiensis Conf., in theca aurichalca quadrangulae figurae.
101.Ex ossibus Beati Gerardi Maiella in theca aurichalca rotundae figurae.
102.Ex ossibus Sancti Donati Martyris in theca aurichalca ovalis figurae.
103.Ex veste B.i Augustini Schoeffer, Martyris, ex veste B.i Pauli Mi, Martyris, in theca auricalca rotundae figurae.
104.Ex ossibus B.i Nicolai a Longobardo, Confessoris in theca aurichalca ovalis figurae.
105.Ex carne Beati Leonardi, Confessoris, Sancti Leonardi a Porto Mauritio in theca aurichalca ovalis figurae.
106.Ex ossibus Sancti Felicis, Martyris, ex ossibus Sancti Philippi Nerii, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
107.Ex ossibus Beati Sebastiani Valfrè in theca aurichalca ovalis figurae.
108.Ex ossibus Sancti Vincentii Ferrerii, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
109.Ex ossibus Beati Joannis Grande, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
110.Ex ossibus et ex indumentis S.i Benedicti Joseph Labre, Conf., in theca aurichalca ovalis figurae.
111.Ex ossibus Sanctae Mariae Magdalenae, Poenitentis, in theca aurichalca Crucis figurae.
112.Ex carne Beatae Rossolinae, Virginis, in theca aurichalca ovalis figurae.
113.Ex ossibus S.i Donati Mart, S.i Floriani Mart., S.i Juliani Mart., S.i Saturnini Mart., Sanctae Gaudiosae Virg. et Mart., ex linteo S. ae Mathiae de Nazaraeis Virginis, in theca aurichalca rotundae figurae.
114.Ex ossibus S.P.N. Brunonis.
115.Ex carne Sanctae Germanae Cousin, Virginis, in theca ex aurichalco deaurato ovalis figurae.
116.Ex ossibus Beati Lanuini, Confessoris, in theca aurichalca rotundae figurae.
117.Ex ossibus Beati Crispini a Viterbio, Confessoris, in theca aurichalca ovalis figurae.
118.Ex ossibus Sancti Innocentii Martyris, ex ossibus Sanctae Constantiae Martyris, in theca lignea rotundae figurae.
|