Presentazione

“Reliquie e culto dei santi” è un tema complesso, dai diversi significati, non facile da trattare. Accanto alla dimensione religiosa, il tema delle reliquie coinvolge aspetti storici, antropologici, giuridici. Non è possibile ridurlo a visioni parziali o unilaterali, non tener conto di una storia stratificata, che riguarda l’Occidente e l’Oriente e che mette in questione l’atteggiamento degli uomini verso il corpo, il sacro e la morte. Parlare di reliquie significa anche affrontare i temi della memoria, della testimonianza, del ricordo, collocarsi dentro un orizzonte rispetto al quale “chierici” e “laici”, in diversa misura, non possono dichiararsi estranei.

         Letteralmente, “reliquia” significa “ciò che resta”: un corpo, una sua parte o degli oggetti entrati in contatto con una persona. La storia delle religioni documenta la diffusione del culto delle reliquie fin dall’antichità. In Egitto ebbe particolare sviluppo la venerazione delle reliquie di Osiride, che condusse alla fondazione, nel luogo dove era sepolta la sua testa, del santuario di Abido. In Grecia erano onorate le reliquie del capo e delle ossa di Orfeo, le ossa di Europa, di Teseo, di Oreste, quelle di Esiodo, famose per aver liberato la città di Orcomeno da un’epidemia. Alla morte di Buddha, nella valle del Gange, le sue ceneri vennero divise, dopo la cremazione, in dieci parti e distribuite.

         Pure al di fuori dell’ambito religioso, in un’ottica secolarizzata, le reliquie hanno conosciuto forme di culto e di venerazione, com’è accaduto, talvolta, per le spoglie mortali dei re o dei leaders politici. Al corpo di Carlo I Stuart, il re d’Inghilterra decapitato nel 1649, vennero associati, per esempio, fenomeni all’insegna del meraviglioso quando, dopo la morte, fu trasportato fuori da Saint George’s Hall. Come se si trattasse di un santo, al momento dell’esumazione della sua salma, oltre un secolo e mezzo dopo, fu rilevata l’incorruttibilità dei capelli e della barba, che avevano conservato il loro colore rispettivamente castano e rosso.  

         Ma le analogie, se segnalano un comune sostrato che rinvia al desiderio di perpetuare il ricordo dei defunti, non devono trarre in inganno. All’interno del cristianesimo il culto delle reliquie ha una caratteristica specificità e sarebbe superficiale leggerlo nei termini di una sopravvivenza di culti precedenti. Per i cristiani le reliquie sono collegate al culto dei santi, sono segni, simboli, memorie, testimonianze della loro presenza. Reliquia è tutto ciò che ricorda un santo, che lo rende vivo allo spirito degli uomini. Reliquie insigni sono il corpo, la testa, il braccio, l’avambraccio, il cuore, la lingua, la mano, la gamba o qualsiasi parte del corpo nella quale il santo abbia sofferto il martirio (DThC, III, col. 2734).

         La reliquia non ha valore in se stessa, non si onora come si onorerebbe un feticcio. Si tratta, in realtà, di un culto “relativo”: attraverso il reperto corporale o da contatto è il santo che si venera, l’oggetto acquisisce “valore” proprio per la relazione che è intercorsa con la persona del santo.

         Nella storia delle Certose la venerazione delle reliquie si è rivolta, in modo speciale, verso i trentuno santi e beati dell’Ordine il culto dei quali è stato riconosciuto dalla Chiesa e, in primo luogo, verso il proprio fondatore S. Bruno di Colonia. Accanto a S. Bruno, di cui la Certosa di Serra custodisce il cranio collocato dentro un busto d’argento, bisogna ricordare le reliquie degli altri santi certosini che i monaci calabresi venerano nell’intimità della preghiera: S. Artoldo, S. Antelmo di Chignin, S. Ugo di Lincoln, Santa Rosellina di Villeneuve e i beati Lanuino, Airaldo, Giovanni di Spagna, Niccolò Albergati. Un posto particolare è occupato dalla reliquia del dito di S. Stefano protomartire, che condivide con S. Bruno l’intitolazione del monastero, e dalla reliquia di S. Ugo di Grenoble, che fu amico e sodale di S. Bruno al tempo della fondazione in Francia della prima Certosa. "Separati da tutti" nel silenzio delle loro celle, i certosini, tuttavia, non dimenticano l’intima comunione che li lega alla Chiesa universale e locale. Dagli antichi martiri ai santi confessori sono molti gli “uomini di Dio” di cui nella Certosa si venerano le reliquie, compresi alcuni santi calabresi come S. Francesco di Paola, il beato Umile da Bisignano e il beato Angelo d’Acri. 

         Le reliquie della Certosa di Serra San Bruno costituiscono, così, una splendida testimonianza dell’amore dei certosini per i propri “fratelli maggiori”, ma parlano, contemporaneamente, di tutta l’esperienza cristiana, dei santi dell’intera Chiesa, della presenza di Dio nella storia del mondo.

Il catalogo "Reliquie e culto dei santi nella Certosa di Serra San Bruno" è stato pubblicato nel 2000 in coedizione Museo della Certosa - Centro Antropologia e Letterature del Mediterraneo dell'Università della Calabria. 

Tonino Ceravolo